| INSEDIAMENTO DI TOPPICELLI
L'insediamento di Toppicelli si sviluppa su un ampio pianoro compreso tra il margine destro del fiume Ofanto, in corrispondenza di un'ansa pronunciata segnata dal fiume nel suo andamento meandriforme, e i rilievi collinari della città storica. il sito si presentava anche in antico privilegiato per lo sfruttamento sistematico di suoli ricchi di humus e di falde acquifere, cui si poteva attingere a scopo irriguo ed alimentare. Particolari vicende morfologiche ed idrologiche hanno interessato questa fascia di territorio attualmente caratterizzato da depositi sabbioso-argillosi. il fiume Ofanto, oltre a costituire un confine naturale, era un percorso obbligato per lo svolgersi di traffici tra l' Adriatico e il versante tirrenico. Importante era anche la fitta rete viaria di epoca preistorica, in parte documentata dalla copertura aerea (vedi la pista che seguiva il corso del fiume e che dovette percorrere il console Terenzio, dopo la disfatta di Canne, quando, senza fermarsi a Canosa, cercò scampo nella città di Venosa). il collegamento tra Canosa, la zona lagunare costiera tra Siponto e Salapia, era assicurato da un tracciato osservabile nelle fotografie aeree fino a qualche centinaio di metri prima dell'Ofanto. Antica rotta preistorica era anche il tracciato confluito nella sistemazione della Traiana, attualmente definito nel tratto in esame dalla SS 98. il campo d'urne della vicina contrada Pozzillo rispecchia una sostanziale omogeneità tra le scelte insediative dell'età del Bronzo. Piuttosto incerto rimane il passaggio tra la prima e la seconda età del Ferro: si possono formulare solo ipotesi sull'organizzazione complessiva degli insediamenti e sulle direttrici preferenziali di sviluppo. Il comprensorio canosino a NO del centro storico sembra però definirsi come un' area di siti distinti topograficamente, riferibili a comunità territorialmente vicine e probabilmente ad unità parentelari diverse. Un modulo di distribuzione siffatto, rapportabile a nuclei differenziati, sembra confermato dai rinvenimenti di superficie in contrada Le Fosse (olle del Protogeo metrico Daunio). Sulla base dell'incidenza di questo fenomeno insediativo dell'età del Ferro nel quadro del popolamento dell'ambito geografico ed economico a NO di Canosa, non si può escludere un parallelismo formativo ed evolutivo con situazioni ad esempio riscontrate nel Gargano . È in un possibile quadro di potenziamento degli insediamenti di pianura e di contestuale impoverimento degli stanziamenti di altura che si può definire l'ambito economicamente rilevante e, al momento, privo di confronti dell'insediamento di Toppicelli. D' altra parte, una preferenza insediativa per aree aperte si riscontra in siti comeLavello e Banzi, dove è documentata una gravitazione dei siti su terrazze collinari. I momenti iniziali documentati nell'insediamento di Toppicelli si configurano clamorosamente, nella seconda metà del VII secolo a.C., con aspetti economico-sociali che rimandano ad un'articolazione complessa e ad un'organizzazione stabile delle risorse del territorio. Gli elementi a disposizione non sono, purtroppo, statisticamente significativi per un'analisi del nucleo insediativo di Toppicelli, ma l'indubbia ricchezza della tomba, nonché la presenza di un keramik6s che documenta, a partire dalla metà del VII secolo a.C., una produzione specialistica di tipo industriale, costituiscono dati estremamente importanti per la ricostruzione della dinamica evolutiva e della strutturazione del sito (ancora nelle linee di una fase protourbana). La cesura osservabile nell'analisi distributiva tra la tomba 1/75 e la tomba 1/89 potrebbe essere spiegata, data la mancanza di strutture funerarie coeve intermedie, come una distribuzione di differenti nuclei familiari, con aree differenziate di occupazione. Le due tombe, scaglionate rispettivamente tra gli ultimi decenni del VII e gli inizi del VI a.C., possono esserdi VI secolo, con un accrescimento graduale dell'area sepolcrale ed un ampliamento a semicerchio. Soltanto indagini future potranno chiarire la relazione presumibile tra il consistente nucleo di tombe della metà del VI e la tomba principesca 1/89, attualmente isolata e priva di agganci immediati per una definizione della stratigrafia orizzontale del complesso. Tutta la piana tra l'Ofanto e Canosa è oggetto di sistematiche operazioni da parte dei clandestini, particolarmente distruttive in terreni non condizionati da colture intensive. Questa accurata opera di «bonifica» aveva portato all'intercettazione del lato NO della tomba principesca, pesantemente distrutta dal mezzo meccanico. L' attività di recupero e di indagine della Soprintendenza è consistita nell'apertura di un'area di 5x7 m. n settore SO-NO dello scavo è risultato occupato da piani pavimentali a mosaico di ciottoli di fiume e da strutture murarie a secco. Due allineamenti murari definiscono un corridoio che presenta il piano pavimentale, a mosaico, inclinato in corrispondenza di una breve canaletta. L' aspetto funzionale di questa sistemazione è confermato dallo stretto legame esistente tra il piano inclinato e un pozzetto foderato da lastroni di tufo. Una ristrutturazione dell'area potrebbe essere legata alla presenza di tegole ben allineate che hanno riquotato il piano del corridoio. Il materiale recuperato documenta una frequentazione ed un abbandono dell'area nel corso del IV secolo a.C.
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