Stilus Magistri

“Canosa fu”…

E gli imponenti ruderi attestano la sua grandezza

"Canosa fu", ci riconduce al verbo essere dal passato al presente nella storia della grandezza di Canosa attestata dalle sue pietre monumentali. Studiando da tre anni il testo della Relatio Ecclesiae Canusinae del Prevosto Tortora del 1758, al cap. I, par. I, viene descritta Canosa Città della Puglia (Canusium Apuliae Civitas), mentre il par. II descrive il saccheggio di Canosa da parte delle invasioni barbariche (populatio Canusii) e la perdita della Tavola bronzea dei Decurioni del 223 d. C. (amissio Tabulae). Parafrasando il canto del poeta Omero sulla distrutta Troia ("Già fummo Troiani", iam fuimus Troes), i Canosini vengono paragonati ai Troiani sulla distruzione della città della Puglia. Il testo poetico, riportato dal Tortora e dalle note di don Attilio Paulicelli nella traduzione, merita di essere evocato e studiato, ed è attribuito all'abate Damadeno, mentre erronemaente è stato attribuito a Strabone in recenti pubblicazioni e rappresentazioni sabiniane, di cui apprezziamo l'intento e le finalità. La nota successiva di Strabone porta a confondere il Damadeno.
Ad un'attenta lettura il Tortora, insigne storico, nella bibliografia cita: "Damaden. Cap. XI):
Iam fuimus Canusini, intonare possunt Canusii incolae et antiquae populatae Civitatis flatum deplorare (Già fummo Canosini, possono esclamare gli abitanti di Canosa e rimpiangere l'orgoglio dell'antica città distrutta).
Canusium fuit et quod fuerit, sola memoria celebratur.
Canusium fuit et quod fuerit, ingentia ruinarum rudera demonstrant.


Premettiamo alla traduzione l'esatta analisi grammaticale del "quod fuerit", che non può essere tradotto in "ciò che essa è stata". Infatti, come precisa con competenza mio fratello, prof. Pasquale Di Nunno, "fuerit" è congiuntivo perfetto di valore potenziale del verbo "sum", conducendo alla seguente traduzione confermata da altri Docenti:
"Canosa fu e ciò potrebbe essere stata, viene celebrato dalla sola memoria.
Canosa fu e ciò che potrebbe essere stata, gli imponenti ruderi delle rovine lo attestano".


Infatti l'abate Damadeno nell'opera "Aes redivivum, sive Tabula aerea…", parla nel Cap. XI della famosa tavola bronzea dei Decurioni nel saggio pubblicato da altri nel 1723 e riporta il suddetto testo che Cesare Orlandi conferma nell'opera "Delle città d'Italia e sue isole adiacenti" del 1770, nel tomo V, cap. III, pag. 218: "L'abate Damadeno nel suo Aes redivivum canusinum così parla di questa città: Canusium fuit e quod fuerit……".
L'Orlandi parla di "alcune sotterranee caverne", che, a mio avviso, rimandano alle cavità tufacee già scavate nel '700; descrive anche la Cattedrale San Sabino, attestando la sua fondazione giustinianea del VI secolo, scoperta oggi, dopo il restauro degli intonaci: "È infine, ed assai antica la Chiesa Matrice, già Cattedrale dei Vescovi canusini, dicendosi fondata fin dal sesto secolo".
Lo stesso descrive il "Mausoleo del famoso Boemondo principe di Antiochia, con cupola ottangolare…", confermando la mia ricerca storica sulla forma piramidale ottagonale, che non richiede un accordo o un disaccordo, ma un riconoscimento delle fonti archivistiche e filologiche. Canosa fu e ciò che potrebbe essere stata, i suoi prestigiosi ruderi lo attestano. Scaviamo, leggiamo i siti delle nostre pietre elleniche, romane, paleocristiane, per amore e orgoglio di un paese di grandi civiltà e vetrina storica e turistica di livello nazionale, europeo e mondiale. Canosa fu e ciò che è stata nel passato resterà anche nel futuro, con i suoi tesori, con i suoi sapori, con i suoi valori, con i suoi uomini diligenti e operosi.
Ob amorem patriae
maestro Peppino Di Nunno
Canusium
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