5 APRILE A CANOSA: LA MEMORIA NON SI “METTE IN CODA”!
La Festa della Liberazione dal nazifascismo, istituita nel 1946, nasce per commemorare la Resistenza di operai, contadini, giovani, donne e intellettuali. Le corone d’alloro deposte dalle istituzioni devono onorare i caduti, i partigiani, gli internati e le vittime dei campi di sterminio; per questo, i canti del 25 aprile devono restare quelli della tradizione partigiana. Il corteo dovrebbe rappresentare anzitutto le forze che combatterono il fascismo sin dagli anni ’20 — inclusi sindacati e comunisti — contrapponendosi alle squadracce fino alla Liberazione. Al contrario, parte delle Forze Armate sostenne il regime e la Repubblica Sociale Italiana (RSI) anche dopo l’armistizio, così come la monarchia sabauda mantenne una complicità ventennale con Mussolini, iniziata con la nomina del 1922.
Purtroppo, durante il corteo del 25 aprile a Canosa, un rappresentante di un’associazione delle Forze Armate ha preteso, con tono autoritario, la rimozione dei fazzoletti rossi della CGIL dal collo di alcuni partecipanti, nel gruppo ANPI. Secondo tale versione, i simboli sindacali della CGIL sarebbero stati ammessi solo in coda al corteo nel gruppo cittadini, in base a una riunione a cui la CGIL non è mai stata invitata né informata.
Non è una questione di ordine di sfilata: trasformare il 25 aprile in una celebrazione simile al 4 novembre, con musiche fuori contesto, denota una profonda lacuna storica. Ignorare il ruolo di chi ha combattuto il fascismo sin dalle origini, come la CGIL, è un’offesa alla memoria. Non si tratta di una contrapposizione tra destra e sinistra, ma tra chi è stato fascista e chi, come i comunisti italiani che hanno scritto la nostra Costituzione, è sempre stato antifascista. Nulla di ciò che è nato dalla violenza fascista può essere considerato ‘buono’: il fascismo ha rovinato l’Italia, sia economicamente che moralmente.
Francesco Di Nicoli-Coordinatore CdL CGIL Canosa


































