Una speranza si sta accendendo per il futuro della Acciaieria di Taranto , speranza che sta coinvolgendo tecnologie , ricerca e sviluppo , necessità di mercato. Il 17 e 18 giugno prossimi a Madrid evento di punta su produzione e trasmissione di idrogeno verde in Europa . Ci sarà conferma che la tecnnologia ha fatto vigorosi miglioramenti , la produzione è scalabile con valori euro per chilogrammo accettabili e materiali di nuova generazione per elettrolisi ,filtrazione , trasporto disponibili . La ricerca e sviluppo per ottimizzazioni energetiche ed ambientali ha avuto giorni fa un deciso colpo di reni con l’accordo di collaborazione tra Università di Bari ed Acciaierie d’Italia presenti il Rettore Bellotti ed il Commissario Straordinario Quaranta .Infine la indagine commissionata da Federmeccanica e Confindustria Taranto sul destino dello stabilimento siderurgico : 8 su 10 degli intervistati ha sentenziato che la acciaieria deve continuare a vivere con le necessarie implementazioni tecnologiche perchè è cardine irrinunciabile per la economia Italiana. La gestione dello stabilimento deve voltare pagina , pensare positivo anche per dare un senso a chi ha perso la vità per lavoro o nel quartiere Tamburi per malattie collegabili al disastro ambientale perpetuato dalle irresponsabili gestioni Riva ed ArcelorMittal . Va dato inoltre un senso politico al tanto denaro pubblico sprecato senza una precisa idea di futuro , inseguendo i pesanti contenziosi legali ,molti dei quali ancora in corso , come il verdetto atteso dalla Corte di Appello di Milano sulla validità delle prescrizioni per il rinnovo della Autorizzazione Ingrata Ambientale . Per essere non solo positivi ma realistici dobbiamo alzare lo sguardo dai fatti cupi di casa nostra e guardare ai nuovi impianti di produzione di acciaio nel mondo
In Cina , in India , in Svezie e nel Nord Europa è in atto una transizione dell’industria siderurgica verso l’acciaio verde , che era in atto anche negli USA , ora miseramente abbandonata dalla decisione del Presidente Trump di far ritorno al carbone ed al calcare come mezzi riducenti della ferrite negli altoforni. Aiuta le nostre scelte il nuovo meccanismo di Adeguamento del Carbonio alla frontiera europea ,entrato in vogore nel gennaio 2026, che penalizza i costi di vendita in Europa dell’acciaio prodotto con tecnologia classica da indiani e cinesi. I produttori cinesi ed indiani , che non vogliono rinunciare al ricco mercato europeo , stanno rimediando con produzioni green ,in particolare i cinesi più preparati tecnologicamente rispetto agli indiani che sono il secondo produttore di acciaio al mondo dopo gli States . A noi Italiani la conoscenza tecnologica non manca , Arvedi è stato il primo europeo a produrre acciaio verde da rottami usando i forni ad arco elettrico nel 2022 , anche Pittini di Potenza applica questa tecnologia di produzione. Il problema della Acciaieria di Taranto è dimensionale, economico, il Governo non ha deciso un investimento pubblico sostanziale e continua la ricerca di compratori con business plan confusi , spesso non garantiti.
La mia idea è nata da una domanda : perchè Flacks fondo di investimento statunitense è interessato a rilevare Acciaierie Italia pur non avendo alcuna esperienza pregressa nella produzione di acciaio ? La risposta che mi sono data si chiama “Automotive”, un settore produttivo con seri problemi in Italia come in Germania ed in Europa in generale . Negli States il 60% dell’acciaio primario prodotto dal primo produttore al mondo è acquistato da sei principali case automobilistiche Ford , General Motors , Toyota , Stellantis , Honda, Hyundai . Questi produttori , spinti da acquirenti attenti alla transizione ecologica ed ai cambiamenti climatici indotti dalle emissioni alla atmosfera di carbonio ,stanno pianificando per le scocche esterne il passaggio all’acquisto di acciaio green o semigreen .,utilizzando per la riduzione idrogeno green o brown . L’idrogeno brown lo conosciamo bene noi ingegneri chimici , si produce oggi partendo da metano con la tecnologia di “steam reforming” che accoppiata alla tecnologia CCRS , cattura della anidride carbonica ,suo recupero e sequestro, può risolvere il 90% dei problemi ambientali di Taranto , legati al trasporto e movimentazione di carbone e calcare , non più uitlizati . La speranza per Taranto è un progetto complessivo da realizzare a step con un preciso traguardo esecutivo che coinvolga attorno al Governo,che deve rendere disponibile una equity di circa il 30% dell’investimento e le garanzie istituzionali , players ,in partecipazione ,ciascuno con un compito preciso .
Da buon Italiano stavo pensando ad una squadra tutta Italiana ,abbondantemente competente, Eni nella vicina raffineria di Taranto dovrebbe costruire un impianto idrogeno tecnologia steam reforming alimentato a metano, per esperienza diretta confermo che le tubazioni di collegamento tra raffineria e acciaieria sono disponibili . Eni dovrebbe accelerare il nuovo impianto di produzione batterie nel petrolchimico di Brindisi da reindustrializzare. La Regione in coordinamento con il Comune di Taranto dovrebbe incentivare nuove produzioni eoliche a mare e fotovoltaiche a terra per la produzione di energia rinnovabile di alimento di elettrolizzatori da posizionare all’interno della acciaieria ,investimento Edison. Arvedi dovrebbe interessarsi dei forni ad arco elettrico.Danieli potrebbe essere l’engineering contractor , mentre a DRI d’Italia toccherebbe la regia complessiva delle opere ed il rispetto dei tempi di esecuzione. Acciaierie d’Italia finanziata dal Governo una volta per tutte tornerebbe a riprendere il suo ruolo di produttore nel tempo intermedio ed operatore specifico a lavori ultimati . La produzione dovrebbe per non essere antieconomica attestarsi a 8 milioni di tonnellate anno , stimo a spanne un costo di investimento specifico di circa 10 miliardi di euro da suddividere in tre fasi susseguenti. In parallelo continuiamo a chiedere con la giusta energia il risarcimento legale a chi privato o gruppo ha fatto danni a cominciare dai 7 miliardi chiesti ad ArcelorMittal che era subentrata ai Riva solo per distruggere il marchio ILVA con una gestione operativa e finanziaria fallimentare da parte della dottoressa Morselli .Cara Politica nazionale, regionale, comunale se vuoi coprirti di gloria salvando in congiunzione ambiente e lavoro batti un colpo !
Nunzio Valentino


































