Dalla rassegna di meccanizzazione viticola ospitata nel cuore del Chianti, il presidente di UNCAI rilancia la visione: l’imprenditore agromeccanico deve evolvere da operatore di macchine a manager di processi agronomici. La risposta all’indirizzo europeo sul ripristino della natura non è la riduzione della produzione, ma la qualificazione di chi la terra la lavora. Centrale la proposta dell’Albo Nazionale. Il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari ha partecipato ad Enovitis in Campo 2026, la principale rassegna italiana dedicata alla meccanizzazione viticola, ospitata quest’anno nella Tenuta di Nozzole a Greve in Chianti, in provincia di Firenze. Colline, filari, macchine al lavoro tra i vigneti e la presenza di costruttori leader – con lo spazio di New Holland di particolare impatto – hanno offerto uno scenario che va ben oltre la rassegna: una fotografia dello stato dell’arte di un comparto in profonda trasformazione. Trattori specializzati a ridotto ingombro, sistemi di irrorazione a controllo digitale, soluzioni di elettrificazione, robot per la gestione dell’interfila, ma anche macchine di grande potenza: Enovitis 2026 conferma che la meccanizzazione del vigneto non è più un settore di nicchia, ma un laboratorio avanzato dell’intera agromeccanica italiana. Nei comprensori viticoli più vocati – dal Chianti alla Franciacorta, dalla Valpolicella al Barolo – operano imprese agromeccaniche strutturate, con parchi macchine specializzati e competenze accumulate in anni di lavoro continuativo sullo stesso territorio.
“Attraversare le colline del Chianti, ma da anni percorrere tutta l’Italia per rappresentare UNCAI, mi ha convinto di una cosa – dichiara Tassinari –. Il contoterzista che opera nel vigneto non esegue soltanto: giudica il momento, calibra la macchina, conosce il terreno, la varietà, i vincoli dell’azienda vitivinicola cliente. Possiede, in altri termini, quella che la tradizione classica chiama recta ratio facibilium: la ragione retta ordinata al fare corretto. È questa competenza di giudizio pratico che lo rende non un semplice operatore, ma il soggetto con il maggiore potenziale per guidare la transizione ecosistemica in agricoltura”. Il contesto normativo europeo rende questa evoluzione non più rinviabile. Il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura fissa obiettivi ecosistemici vincolanti su larga scala. In Italia, la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione ha introdotto la tutela dell’ambiente e della biodiversità tra i valori fondamentali, introducendo una tensione esplicita tra produzione e cura del territorio che il legislatore ordinario è chiamato a bilanciare. In Danimarca quell’indirizzo ha portato all’eliminazione del Ministero dell’Agricoltura, con la scelta deliberata di subordinare la produzione alla renaturalizzazione. UNCAI non ritiene questo un modello: dove manca una professionalità agromeccanica strutturata e certificata, la risposta politica tende a essere la riduzione della produzione, non la sua qualificazione. La risposta italiana deve essere opposta.
“L’orientamento al cliente che ha sempre contraddistinto l’imprenditore agromeccanico – continua Tassinari – deve evolvere in orientamento al territorio. Non perché il contoterzista diventi responsabile di ciò che non possiede, ma perché la sua professionalità, esercitata su scala e su terreni diversi, lo mette in condizione di contribuire concretamente agli obiettivi ecosistemici: riduzione delle lavorazioni impattanti, gestione della sostanza organica, contenimento dei trattamenti fitosanitari. I contratti di servizio potranno un giorno includere indicatori di performance ecosistemica. Quella è la frontiera. Non è ancora la norma. Ma è la direzione”. Raggiungere quella frontiera richiede però un prerequisito che UNCAI ha più volte indicato come priorità assoluta: il riconoscimento giuridico della categoria attraverso l’istituzione dell’Albo Nazionale delle Imprese Agromeccaniche. Senza di esso nessun percorso formativo strutturato è sostenibile, nessun indicatore contrattuale è verificabile, nessuna politica pubblica può essere calibrata sul soggetto reale. UNCAI rilancia in questa sede le proposte già avanzate: l’integrazione delle imprese agromeccaniche nei canali formativi della PAC e nel sistema AKIS della conoscenza agricola, lo sviluppo di percorsi ITS Academy specifici, l’apprendistato professionalizzante come leva per il ricambio generazionale. Strumenti che acquistano senso pieno solo dentro una cornice di riconoscimento formale della categoria. “Le colline del Chianti ci dicono che le macchine ci sono, e sono all’altezza della sfida – conclude Tassinari –. Ora servono le istituzioni, per costruire insieme la cornice entro cui quella professionalità può esprimersi pienamente e contribuire a un’agricoltura italiana che sappia essere produttiva e rispettosa del territorio. Non sono obiettivi in contraddizione: sono la stessa cosa, se la figura professionale che li persegue è riconosciuta e formata adeguatamente”.


































