Il 6 febbraio scorso il Consiglio Comunale di Canosa di Puglia ha adottato una Variante al Piano Urbanistico Generale sulle Attività Produttive. La Variante comprende una lunga lista di argomenti, al punto che, esaminarli tutti in un unico documento diventerebbe di difficile comprensione per chi legge, pertanto tratteremo i temi più importanti per parti distinte, in questo e in successivi interventi . Italia Nostra ha prodotto un documento che ha inviato al Settore Urbanistico comprendente 11 Osservazioni alla Variante, tutte corredate con puntuali riferimenti a leggi statali e regionali. Qui ci soffermeremo sull’area industriale compresa tra via Pozzillo e la via di Cerignola e sulle aree di fronte, sull’altro lato della via di Cerignola oggetto della Variante.
L’origine di quelli insediamenti industriali risale agli anni 60 del secolo scorso quando fu approvato il Piano di Fabbricazione, il primo atto di attività edilizia organizzata sul territorio. Con quel Piano di Fabbricazione l’area tra via Pozzillo e la via di Cerignola fu destinata ad area industriale, anche se quell’area era già conosciuta come un’area archeologica oggetto di numerosi scavi clandestini. La classe politica dell’epoca, anche in mancanza di norme legislative adeguate per la salvaguardia dei beni archeologici, non impedì quello scempio. I vincoli archeologici su quell’area, a seguito alle numerose campagne di scavo effettuate dalla Soprintendenza Archeologica, furono apposti tra gli anni 80 e gli anni 90, quando cioè molti capannoni industriali erano già stati costruiti. I ritrovamenti archeologici in Contrada Toppicelli, in località Moscatello, Sconcordia e di via Cerignola, hanno documentato la presenza di insediamenti che coprono più di 30 secoli di storia, dall’età del bronzo (circa 2300 a. C.) fino all’Alto Medio Evo (circa l’anno mille d. C.) Lo stralcio di una Tavola del Piano Urbanistico Generale attualmente in vigore, documenta quanto diciamo. Le parti in rosso mettono in evidenza le aree, in entrambi i lati di via Cerignola, interessate da numerosi vincoli archeologici.
Nel 2012, con l’ allora Amministrazione fu redatto il Piano Urbanistico Generale attualmente in vigore, Piano che fu definitivamente approvato nel 2014. Nel Piano era previsto l’obbligo di trasferimento di quei capannoni industriali di via Pozzillo nelle altre aree industriali che nel frattempo erano state individuate e dotate di Piani Esecutivi. In questi anni nessuna attività industriale è stata trasferita da via Pozzillo-via di Cerignola nelle nuove aree industriali, anche perché nessuna delle nuove aree industriali è mai stata realmente fatta decollare. Ma questa è un’altra storia di cui parleremo presto, in un altro intervento.
Intanto nel 2024 la via di Cerignola, che è parte dell’antico percorso della Via Traiana è stata inserita nell’Elenco dei Siti UNESCO-Patrimonio dell’Umanità, sotto la denominazione di “Via Appia –Traiana, Regina Viarum”; si tratta del più alto riconoscimento a livello mondiale per un Bene Culturale. Questo riconoscimento implica l’adozione di norme di tutela, di salvaguardia e di valorizzazione non solo del Bene Culturale inserito nella Lista dei Siti Unesco, ma anche delle aree immediatamente circostanti.
Con la Variante adottata il 6 febbraio scorso, non solo decade l’obbligo di trasferimento di quegli impianti industriali esistenti in via Pozzillo e su via Cerignola, ma viene data agli impianti esistenti la possibilità che possano ampliarsi fino all’80% delle aree libere ancora disponibili! Italia Nostra prende atto della decadenza dell’obbligo di trasferimento di quei capannoni industriali, anche perché quei capannoni quando furono costruiti, furono autorizzati e legittimamente realizzati, ma esprimiamo la più netta contrarietà a ché quell’area archeologica venga coperta da altre colate di cemento cancellando così quello che resta delle ultime tracce di una storia lunga più di 30 secoli. La possibilità di ampliare i capannoni di via Pozzillo e della via di Cerignola fino all’80% rappresenta un doppio fallimento per l’Amministrazione Comunale, da un lato la sua incapacità di rendere realmente funzionante almeno una delle tante aree industriali previste nel Piano Urbanistico, dall’altro l’incapacità di mettere in campo azioni amministrative coerenti volte alla tutela e alla salvaguardia del nostro Patrimonio Archeologico. E respingiamo la tesi di un importante esponente politico cittadino che ha parlato della necessità di conciliare le istanze degli imprenditori che operano in quel contesto con quelle della Cultura. La soluzione proposta non aiuta gli imprenditori che saranno costantemente alle prese con i Vincoli Archeologici, che ricordiamo sono vincoli apposti con leggi statali difficilmente aggirabili, e al tempo stesso non aiuta cancellare con un atto amministrativo una parte importante della nostra storia.
Se negli anni 60 fu compiuto uno scempio, le cui conseguenze andarono oltre le intenzioni di una classe politica non provvista delle attuali conoscenze in materia di salvaguardia dei Beni Culturali, insistere oggi sulla stessa strada è equiparabile ad un dolo intenzionale. Se queste sono le scelte di questa Amministrazione domandiamo al Sindaco se esse sono coerenti con le sue affermazioni di “Rendere Canosa di Puglia un punto di riferimento nel panorama culturale e archeologico italiano”, come è scritto in un suo recente comunicato stampa.
ITALIA NOSTRA APS -Sezione di Canosa di Puglia




































