Alla vigilia dell’81° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, a Canosa di Puglia, nella mattinata odierna è stato inaugurato e benedetto il ceppo in memoria delle 8 donne canosine della Resistenza. “Angela Diana Torrieri, Anna Maria Princigalli, Adelaide Bisogneri, Vincenzina Tenerelli, Clementina Tenerelli, Angela Pastore, Regina(Gina) Busca e Maria Paradiso” Evocati i nomi delle 8 donne canosine che hanno avuto un ruolo chiave con la partecipazione alla Resistenza italiana e riportati sul cippo “a perenne memoria e a loro onore” . Come ha ricordato il presidente della locale associazione “Storia Patria” Pasquale Ieva e componente della commissione toponomastica, al termine delle attività propedeutiche, corredate di studi e ricerche storiche, ancora in corso, consultando anche il portale “Partigiani d’Italia” presso l’Archivio Centrale dello Stato e la banca dati dell’’ANPI BAT. “Il percorso fatto dalla commissione toponomastica del Comune di Canosa di Puglia da oltre 1 anno – ha tra l’altro dichiarato l’assessore alla cultura Cristina Saccinto, intervenuta nel corso della cerimonia – si è tramutato in un vero e autentico coinvolgimento di tutte le forze vive operative e attive della nostra città, mondo associativo e mondo scolastico, per questo affidiamo questo luogo della memoria collettiva a tutta la cittadinanza ai giovani ai residenti del quartiere perché ne abbiano cura e rispetto”.
L’inno di Mameli, lo scoprimento del cippo commemorativo, la benedizione di Don Nicola Caputo , la deposizione di una corona da parte di due studenti canosini, sono stati tra i momenti salienti della cerimonia che ha avuto luogo nell’area verde situata tra via A. Saffi, via B. Franklin e via M. Rapisardi , alla presenza delle autorità cittadine tra le quali: il sindaco Vito Malcangio, il presidente del Consiglio Comunale Michele Vitrani, l’assessore al verde pubblico Saverio Di Nunno, l’europarlamentare Francesco Ventola, dei consiglieri comunali, dei componenti della commissione toponomastica, delle forze dell’ordine e della Polizia Locale, dei rappresentanti delle associazioni d’arma e dell’ANPI, delle associazioni socio-culturali e di volontariato, di docenti, studenti e cittadini comuni.
“Che questo cippo sia più di una pietra: sia un faro che illumina il coraggio delle donne, la forza della comunità, e i valori che continuano a formare la nostra identità, oggi e sempre. Che esso ispiri chi guarda, chi ascolta, chi ricorda, e che ci ricordi che la libertà non è mai un dono gratuito, ma un patrimonio da proteggere, custodire e trasmettere.”Ha ricordato la consigliera comunale Antonia Sinesi, componente della commissione toponomastica insieme al consigliere Giuseppe Mario Tomaselli, intervenuto dicendo che :“L’inaugurazione del cippo in ricordo delle otto donne canosine, partigiane, impegnate nella Resistenza è stato un momento di sintesi delle tante sollecitazioni, giunte a vario titolo, da parte di tante associazioni Canosine, alla commissione Toponomastica; per valorizzare la figura femminile. Sono convinto che questo cippo oltre a ricordare il passato è anche un modo per valorizzare le donne che nel passato, nel presente e nel futuro si sono adoperate e si adoperano per migliorare la società in cui viviamo”
Nella Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, le fonti storiche riportano che oltre 4.500 donne furono arrestate, torturate, condannate e 623 quelle fucilate, impiccate o cadute in combattimento, mentre le circa tremila deportate in Germania cercarono un’esistenza più dignitosa in un Paese libero dall’autoritarismo fascista. Il riconoscimento sul piano storiografico venne circa un trentennio dopo la fine della guerra, cominciando ad elaborare categorie in grado di restituire la complessità del ruolo femminile nella Resistenza. Il protagonismo femminile nella Resistenza ha riguardato sia la lotta armata che tutti gli altri compiti previsti dalla lotta di Liberazione nelle sue varie modalità di intervento e partecipazione. Un’altra pagina di storia è stata scritta e condivisa a Canosa di Puglia in memoria di “Molte donne della Resistenza che avevano combattuto, avevano sofferto ferite fisiche e morali e poi erano semplicemente rientrate nelle proprie case, convinte di aver fatto semplicemente ciò che era giusto fare in quel momento,” e tra queste 8 donne canosine che ora hanno un nome e un cognome impressi sul cippo marmoreo, la cui idea progettuale è scaturita a margine di un concorso scolastico con il coinvolgimento degli Istituti d’Istruzione secondaria superiore del territorio.
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