Scegliere un olio extravergine di oliva 100% italiano significa portare in tavola un prodotto che racconta origine, territori, cultivar, competenze produttive e lavoro dei frantoiani. Ma per riconoscerlo davvero è necessario leggere con attenzione l’etichetta e distinguere l’origine italiana da indicazioni generiche o da miscele di oli comunitari e non comunitari. È questo il tema del primo approfondimento di luglio promosso da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari – nell’ambito del percorso di comunicazione realizzato insieme a Italia Olivicola in attuazione del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115, dedicato questo mese all’educazione al consumo. Dopo aver affrontato nei mesi scorsi il rapporto tra olio extravergine e salute, sostenibilità, innovazione e qualità della filiera, l’attenzione si sposta ora sul consumatore: come scegliere correttamente un olio EVO e come riconoscere il valore di un prodotto realmente italiano. Il primo elemento da osservare è l’etichetta. La dicitura “olio extravergine di oliva” identifica la categoria merceologica più alta tra gli oli di oliva, ottenuta direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici. Tuttavia, questa informazione non basta. Per valorizzare il prodotto nazionale è fondamentale verificare l’origine delle olive e dell’olio, distinguendo un olio extravergine 100% italiano da prodotti ottenuti da miscele di oli originari dell’Unione europea o di Paesi terzi. L’indicazione “100% italiano” rappresenta un elemento importante per il consumatore che vuole sostenere la filiera nazionale. Significa scegliere olive raccolte e trasformate in Italia, con un legame diretto con i territori olivicoli, le varietà locali, le competenze dei produttori e il lavoro dei frantoi. Non si tratta soltanto di una preferenza geografica, ma di una scelta che sostiene un patrimonio agricolo, economico e culturale.
Un ulteriore elemento di garanzia è rappresentato dai regimi di qualità dell’Unione europea, come DOP e IGP, e dalla certificazione biologica. Questi sistemi aiutano il consumatore a distinguere tra qualità certificata e semplice comunicazione commerciale, offrendo informazioni più chiare sull’origine, sui controlli, sul legame con il territorio e sui disciplinari di produzione. Anche la tracciabilità assume un ruolo centrale. Sapere da dove provengono le olive, dove sono state molite e quali controlli hanno accompagnato il prodotto lungo la filiera consente al consumatore di compiere una scelta più informata. L’olio extravergine italiano di qualità non nasce per caso: è il risultato di raccolte tempestive, lavorazioni rapide, competenze tecniche, conservazione corretta e attenzione costante alla qualità. La confezione è un altro aspetto da non trascurare. L’olio extravergine è sensibile alla luce, all’ossigeno e al calore. Bottiglie in vetro scuro, lattine o contenitori capaci di proteggere il prodotto aiutano a preservarne caratteristiche sensoriali e nutrizionali. Anche dopo l’acquisto, una conservazione corretta è fondamentale per mantenere intatto il valore dell’olio. La stessa attenzione dovrebbe essere riservata anche all’olio extravergine servito al ristorante. Il consumatore deve trovare in tavola un prodotto correttamente presentato, in contenitori idonei, etichettati e con tappo antirabbocco, così da garantire origine, qualità e tracciabilità. Anche fuori casa, scegliere o richiedere un olio extravergine 100% italiano significa valorizzare la filiera nazionale e pretendere trasparenza su un alimento centrale della nostra cucina.
Il prezzo, infine, non dovrebbe essere l’unico criterio di scelta. Un olio extravergine 100% italiano richiede cura dell’oliveto, raccolta al momento giusto, molitura rapida, tecnologie adeguate, controlli e professionalità. Prezzi eccessivamente bassi rischiano di non riflettere il reale valore del lavoro necessario per ottenere un prodotto di qualità. “Quando un consumatore sceglie un olio extravergine 100% italiano non acquista soltanto un alimento, ma sostiene un’intera filiera fatta di olivicoltori, frantoiani, territori, controlli e professionalità – sottolinea il presidente di AIFO Alberto Amoroso – Leggere l’etichetta, verificare l’origine delle olive e riconoscere il valore delle certificazioni significa scegliere con maggiore consapevolezza e premiare chi lavora ogni giorno per produrre qualità. La stessa attenzione dovrebbe essere riservata anche quando mangiamo fuori casa: l’olio servito al ristorante deve essere presentato in un contenitore correttamente etichettato, dotato di tappo antirabbocco, come previsto dalla normativa, e possibilmente valorizzare l’eccellenza dell’olio extravergine 100% italiano. La cultura della qualità si costruisce anche attraverso questi piccoli gesti quotidiani. È questo il senso del lavoro che AIFO sta portando avanti insieme a Italia Olivicola – conclude Amoroso – aumentare la consapevolezza dei consumatori, valorizzare la qualità reale dell’olio extravergine di oliva italiano e distinguere le filiere serie da messaggi generici o puramente commerciali”. Scegliere un olio extravergine di oliva 100% italiano significa imparare a riconoscere il valore dell’origine, della tracciabilità e del lavoro della filiera. È una scelta che il consumatore può compiere ogni giorno, sia quando acquista una bottiglia per la propria tavola sia quando sceglie l’olio che gli viene servito al ristorante. Perché la qualità si tutela non solo producendo bene, ma anche imparando a riconoscerla e a pretenderla. Il percorso di luglio proseguirà con un approfondimento dedicato alla corretta conservazione dell’olio extravergine durante l’estate, quando caldo, luce e ossigeno possono comprometterne qualità e caratteristiche.


































