Al tramonto del 23 maggio scorso a Canosa di Puglia, sono stati ricordati: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, vittime di mafia, esempi straordinari di impegno, amore e coraggio che non vanno dimenticati. «La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani. » Nel messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per l’anniversario: «il primo pensiero, commosso, va a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, barbaramente uccisi in quel tragico giorno. A loro saranno sempre uniti, con lo stesso filo della memoria, i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, vittime della medesima strategia eversiva e anch’essi testimoni fino al sacrificio estremo dei valori costituzionali incompatibili con le trame infami della mafia. Il 23 maggio rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani “la Giornata della legalità”. L’organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili. Grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci. Grazie al contributo decisivo dei cittadini. Un impegno che non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l’indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale. Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, ce lo hanno insegnato: la mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire insieme. L’eredità di Falcone e Borsellino costituisce un patrimonio etico e civile– ha concluso il Capo dello Stato Mattarella – che appartiene alla nostra democrazia. Pegno consegnato anzitutto alle generazioni più giovani».
Sono passati 34 anni dalla strage di Capaci, un attentato esplosivo compiuto dalla Mafia di Cosa Nostra per uccidere il magistrato Giovanni Falcone. A Capaci vicino Palermo, alle ore 17,56 del 23 maggio 1992, gli attentatori fecero esplodere un tratto dell’autostrada A29, mentre vi transitava il corteo della scorta con a bordo il giudice, la moglie e gli agenti di Polizia, su tre auto Fiat Croma blindate. Oltre al giudice, morirono altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, i tre agenti della scorta. “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” Una delle frasi più note di Giovanni Falcone, riportata in una targa commemorativa apposta a Canosa di Puglia nella via dedicata al magistrato palermitano che aveva scelto di non arrendersi alla “realtà” della mafia e di lottare fino alla fine per la giustizia e per la legalità. La benedizione di Don Michele Pace e la deposizione dei fiori accompagnata da un applauso sono stati tra i momenti salienti della cerimonia commemorativa, alla presenza delle autorità cittadine , per “onorare chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia” che anche quest’anno a Canosa di Puglia è stata inserita nell’ambito del programma “Semi di Legalità”. Giunta alla terza edizione, l’iniziativa promossa dalla Parrocchia di Gesù Liberatore di Canosa di Puglia, unitamente all’Oratorio Circolo ANSPI “San Giovanni Bosco”, all’Ufficio di Pastorale Sociale, del Lavoro, Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato della Diocesi di Andria e al Rotary Club Canosa, con il Patrocinio del Comune di Canosa di Puglia, si propone tra l’altro di sensibilizzare la comunità a riflettere sul tema della legalità, partendo dalla valorizzazione delle vittime innocenti della mafia.







































