Sono nato nel Regno d’Italia e precisamente a POLA il capoluogo di una regione: “l’ISTRIA” dai tempi degli Illiri sino al 10 febbraio del 1947 quando, l’infausto Trattato di Pace di Parigi, la assegnò alla Jugoslavia. La tradizione della famiglia materna, irredentista, autoctona di Dignano d’Istria, l’evento storico dell’esodo via mare prima e con treno merci successivamente, la mia stabile residenza nella città di Barletta in piena integrazione, hanno consolidato in me la convinzione della complementarietà delle due sponde dell’Adriatico con lo stesso mare, che il dalmata San Girolamo aveva chiamato “TANTUM FRETUM” ovvero “SEMPLICE CANALE”.
Per esempio, a Barletta, si può ancora ammirare il passaggio dal romanico al gotico nei resti del portale duecentesco della Chiesa di Sant’Andrea opera di Simone da Ragusa (Dalmazia) che aveva la sua bottega nella città di Trani. Passaggio che si può ammirare anche nel palazzo comunale di Pola già gotico, le cupole di Sant’Antonio da Padova opera di Fra Jacopo da Pola, nel chiostro Francescano di Pola, nella facciata del Duomo di Cefalù, nell’abside romanica di Sant’Isidoro nell’isola di Cherso, ecc. ecc.
Il 10 febbraio, il ricordo non può essere soltanto una cerimonia vuota di contenuti. Il passaggio generazionale dei dolori e delle tragedie del passato richiede la consegna ai giovani, soprattutto quando si sono volute relegare in un angolo atrocità che era meglio ignorare, in quanto scomode per il buon nome di una certa parte politica. Ciò premesso è necessario stabilire la verità negata per lunghi anni, le testimonianze dirette degli esuli che hanno dovuto lasciare la casa, come il sottoscritto, gli affetti ed hanno dovuto farsi una ragione dei corpi dei loro cari finiti dentro le foibe. Per aiutare la mia riflessione su un ricordo così doloroso prendo spunto dal messaggio di San Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale della Pace del 2002: ”non c’è pace senza giustizia; non c’è giustizia senza perdono”.
In quell’occasione San Giovanni Paolo II si intrattenne anche con alcuni esuli e confidò: “Una riflessione….. sgorga spesso dal profondo del mio cuore al ricordo di eventi storici che hanno segnato la mia vita, specialmente negli anni della mia giovinezza. Le immani sofferenze dei popoli……causate dai totalitarismi nazista e comunista, hanno sempre interpellato il mio animo e stimolato la mia preghiera”.
Ora, dal 2004, ho promosso, per il Mezzogiorno d’Italia, la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, portavoce degli esuli testimoniando la tragedia dell’esodo e il dolore delle vittime, una memoria che ha già rischiato di essere cancellata e che merita di essere trasmessa alle generazioni più giovani. La tragedia giuliano-dalmata ha assicurato, comunque, a tutti gli italiani indipendenza, libertà e democrazia come lo sono stati il Risorgimento, la Resistenza, la liberazione. Una pulizia etnica ed un moto di odio e di furia sanguinaria per un disegno annessionistico slavo. Ora è giusto chiedersi: quali sono state le ragioni che hanno spinto gli italiani all’ESODO?
Il terrore delle FOIBE, quelle voragini rocciose create dalla erosione violenta di corsi d’acqua che possono raggiungere anche 200 metri di profondità. In una di quelle foibe doveva scomparire il sottoscritto con suo padre e sua madre senza alcuna colpa ma travolti da sentimenti antitaliani. Non restò altra via di salvezza che la fuga in fretta, abbandonando tutto, partendo di nottetempo dal molo San Tommaso del porto di Pola sino ad Ortona a mare prima e con treno merci sino a Barletta successivamente; treno che ricordava i prigionieri che i tedeschi portavano verso i lager. E’ questo l’ESODO che generò l’ESILIO e che determinò l’abbandono di ogni cosa cara, la distruzione dei focolari domestici e delle comunità cittadine che per molti volle dire la morte, la disperazione, la miseria.
In questo giorno si ritrova la memoria, perché solo dopo aver dato dignità a chi ha sofferto si può ripartire verso una strada di perdono e di riconciliazione. Una giornata che ricorda chi non c’è più e chi vive come esule e ciò va ribadito a chi negli ultimi tempi ha tentato maldestramente di giustificare tale tragedia attraverso una macabra logica di compensazione storica.
In conclusione: in questa giornata bisogna depurare la memoria, renderla libera da ricatti, odi o revanscismi ed interessare l’intera nazione alla nostra storia ed alle nostre tristi vicende di esuli in patria.
Cav. dott. Giuseppe Dicuonzo Sansa



































