Care ragazze , cari ragazzi ,
Vi scrivo da Roma, ma, con cuore Canosino, sono idealmente tra Voi nel Parco Archeologico di San Giovanni , esempio vivo del patrimonio di arte, cultura, fede della nostra città malgrado la sua bella età di 1500 anni . Nel Battistero troneggiano due alberi di gelso che danno grazia naturale al sito e frescura a chi si riposa alla loro ombra gustando il dolce sapore di queste more di diverso colore. La storia che voglio proporre alla vostra attenzione ha una locazione ed un albero ben precisi : un ortale confinante con ” la via di Barletta”, un maestoso gelso bianco. Luogo ed albero parlano ancora alla mia anima silente. Questo parlarsi muto dura da sessanta anni: avevo 10 anni quando nella nuova casa mia mi sedetti sulle vetuste chianche che fanno corona al mio amico gelso. Ha ascoltato i pensieri tristi di un fanciullo vittima della poliomielite della fine del 1952, ha sentito il cuore del giovanottino battere forte per i primi amori solo sognati, non condivisi, ha visto le lacrime di mamma Savina che augurava ad un figlio brillante negli studi inferiori e superiori, in partenza con la Marozzi per l’università, di volare alto, di non dimenticare, di tornare . Ho lasciato con una valigia di cartone il mio gelso a 18 anni, non sono più tornato in maniera stabile a Canosa, dove torno, anche adesso che mamma e papà sono volati in Cielo, sempre volentieri.
L’ortale di casa mia ora è senza viva vita, il mio gelso bianco è protetto da un cancello che difende la sua privacy, i suoi colori . Sono nipote e figlio di contadini ed al mio albero ho dedicato il titolo del mio primolibro ” Il gelso bianco di casa mia” sottotitoli: poliomielite, sofferenza, sfida, fede, i valori non solo di quel giovanotto negli anni 1950 /1970 anche del nonno quasi 75enne che oggi racconta . Ho sfidato il mio handicap, ho lavorato duro, ho visto con il mio lavoro molte nazioni del Pianeta, non ho mai trascurato o peggio dimenticato le mie radici, mio nonno Nunzio, i miei genitori, i miei familiari, i miei amici, il “Paese mio , la piccola Roma ,che sta su sette colli “ la cui bellezza amara ho raccontato in consessi nazionali ed internazionali .
Care ragazze , cari ragazzi
il mio gelso invita anche voi a volare alto superando le tante mediocrità dei nostri tempi , il mio augurio .lo stesso che faccio ai miei quattro nipoti. è di non abbattervi di fronte alle avversità che la vita pone a tutti; vivete un mondo confuso, non perdete il valore dei valori base, trovate un vostro personale albero e conquisterete nel silenzio della natura, disturbato dal fruscio tra le foglie del vento il significato vero di una vita che merita , malgrado le difficoltà , di essere vissuta in pace ,nel rispetto del proprio prossimo e della natura. Vi voglio bene giovani speranze della nostra Canosa. Un forte abbraccio a tutti.
Nunzio Valentino









































