A Canosa di Puglia, in Piazza Umberto I°, già Corso Traiano si erge una colonna alta tre metri con capitello e scultura, denominata Colonna della Gogna. Situata nel ‘700 fuori le mura del borgo del Castello, era utilizzata per manifestare la sovranità ed esporre i malfattori al pubblico nel contesto storico del tempo. Ritroviamo a Bari Vecchia in Piazza Mercantile la Colonna della Giustizia o dell’Infamia con gradini e colonna e sfera e con il Leone posato in basso, con l’iscrizione sul collo “custos iusticiae”. Viene tenuta in buono stato. A Canosa la Colonna viene ripresa, per analogia, nel titolo nel periodico cittadino LA GOGNA del 1889, documentato dall’Archivio Storico Comunale dal sapiente storico Vincenzo Petroni nel Libro “Canosa 1800-1950” pubblicato nel 1987.
Ci siamo recati con le spine motorie di servizio, accompagnato da Francesco e da Bartolo Carbone per osservarla da vicino. Nel passato di fine ‘900, ricordo che si discuteva se si trattasse di cane o di leone, ma non si conoscevano le radici storiche e marmoree. Nel 2025 il diligente Professor Christian de Letteriis di San Severo, Docente di Storia dell’Arte al Liceo Pantini Pudente di Vasto, riscoprendo i marmi della statua dell’Immacolata di Piazza Colonna, ritrova anche il marmo del Leone, opera dello stesso scultore di Napoli, Antonio Di Lucca, nelle fonti dell’Archivio Storico del Banco di Napoli. Lo stesso, scrittore, ha consegnato l’opuscolo a casa mia in visita e nelle mani del Sindaco Vito Malcangio accompagnato da Bartolo Carbone. L’opuscolo è stato pubblicato a San Severo nel 45^ Convegno Nazionale della Storia della Daunia a San Severo nel 16-17 Novembre 2024.
“E’ la polizza di pagamento, data 7 giugno 1765, che ci informa dell’esecuzione, da parte dello stesso Di Lucca, di un simile capitello, sormontato da una tavoletta, e di un leone di marmo di Carrara, applicati ad un altro fusto colonnare, detto “della gogna”, tuttora visibile nella piazza limitrofa alla Chiesa del Carmine della stessa città”.
“Il fusto marmoreo recante al vertice il leone fu destinato all’esposizione di malfattori al pubblico. Lo stesso felino del resto campeggia nello scudo araldico di Capece Minutolo Principe di Canosa a significare l’esaltazione dinastica. Ma il leone è anche depositario e custode della giustizia, in relazione della finalità della colonna”.
Fu lo stesso Principe Capece Minutolo il committente della statua dell’Immacolata e del marmo con capitello del “leone di marmo bianco per altri ducati 9”.
Ora però a distanza di tre secoli il marmo eroso dalle intemperie e agenti chimici, giace annerito con incrostazioni e, con la condivisione della Fondazione Archeologica Canosina, abbiamo inoltrato richiesta di risanamento al Sindaco del Comune, con l’accoglienza del Vice Sindaco Assessore Fedele Lovino, al fine di tutelare il monumento ed il marmo pregevole donato dal Principe di Canosa e trasportato nel 700 con la statua in “cinque casse di legno” dalla Capitale partenopea di Canosa nel Regno di Napoli.
Il contesto del Regno di Napoli è suggelato anche dallo stemma municipale di Canosa nell’800, ritrovato dai miei ostudi passati in stampa a colori nell’Archivio Storico Comunale, ed anche presente in stucco cementizio sulle balconata della Scuola Media Giovanni Bovio di fine ‘800 curata dal Sindaco Vincenzo Petroni.
Siamo grati e riconoscenti al Prof. Christian de Letteriis per queste conoscenze nuove riscoperte nelle radici del Monumento dell’Immacolata e del Leone della Colonna. Siamo eredi e custodi di questo patrimonio di una Città fuori le mura del ‘700, le cui pietre parlano ancora oggi a noi e alle nuove generazioni.
Maestro Giuseppe Di Nunno



































