Primo premio: 360 milioni di euro. Secondo premio: 192 milioni di euro. Sembra l’estrazione della tombola di Natale, ma qui non siamo in una sala parrocchiale: siamo nella sanità pubblica della BAT. E, come in ogni tombola che si rispetti, prima di gridare tombola servirebbe almeno capire se i numeri sono veri oppure se qualcuno sta giocando con le cartelle truccate.
Primo premio: 360 milioni
Partiamo dal piatto forte: 360 milioni di euro stanziati per la realizzazione di un nuovo ospedale in zona Montegrosso. Ricorderemo tutti l’annuncio trionfale dell’ex presidente della Regione, Michele Emiliano. Un discorso solenne, quasi epico: un DEA di secondo livello, 400 posti letto, una struttura “orizzontale” composta da sei corpi collegati. Un progetto faraonico: 60 mila metri quadrati di superficie, spazi verdi, servizi, asili e palestre: praticamente una piccola città della salute .Il cronoprogramma era altrettanto impeccabile: bando dei lavori entro la fine del 2025, conferenze di servizio, varianti urbanistiche, interventi sulla viabilità della SP2, apertura prevista nel 2029. Tutto perfetto sulla carta.
La domanda però è semplice, quasi banale: qualcuno ha notizie?
Perché tra annunci e conferenze stampa, di cantieri ancora non se ne vedono. E viene spontaneo chiedersi se quelle risorse siano ancora disponibili oppure se, strada facendo, abbiano preso altre direzioni.
Secondo premio: 192 milioni
Passiamo al secondo estratto: 192 milioni di euro per la realizzazione di un ospedale tra Bisceglie e Molfetta. Anche qui: progetto ambizioso: Un DEA di primo livello, destinato a servire un bacino di 250 mila utenti con oltre 250 posti letto, aree chirurgiche e mediche, reparto materno-infantile, psichiatria e terapia intensiva . Il cronoprogramma è da manuale: bando di gara tra fine 2025 e inizio 2026, consegna prevista tra sei anni . Anche qui tutto appare meraviglioso, quasi idilliaco. Un disegno sanitario degno di una galassia organizzata e lungimirante. Peccato che ci sia un piccolo dettaglio. Un dettaglio minuscolo, quasi invisibile nelle slide delle presentazioni: la materia prima. La sanità non si fa solo con il cemento, ma con medici, infermieri, operatori sanitari. Ed è proprio questo ciò che manca. Da anni la sanità pugliese e quella nazionale vive una lenta ma costante emorragia di personale: pensionamenti non sostituiti, concorsi deserti, giovani medici che scelgono il privato o l’estero, reparti che sopravvivono grazie a turni impossibili. Una mancata programmazione che si trascina da decenni.
E allora la domanda torna, inevitabile: come si fa tombola senza numeri sulla cartella?
La realtà quotidiana
Mentre si progettano ospedali futuristici, la realtà racconta tutt’altra storia. A Canosa di Puglia oggi c’è una sola ambulanza India, cioè senza personale medico a bordo. Non per scelta strategica, ma per necessità: i medici sono pochissimi. Il sistema regge con le “pezze”: guardie mediche sotto pressione, 118 costantemente in affanno, liste d’attesa che diventano stratosferiche. Nel frattempo il pronto soccorso degli ospedali di Andria e Barletta sono spesso al collasso, non per mancanza di muri o di stanze, ma per mancanza di personale. E mentre il sistema fatica a restare in piedi, si pensa a costruire nuovi ospedali che rischiano di diventare cattedrali nel deserto: strutture perfette, moderne, tecnologiche… ma senza medici.
Il terzo numero della tombola
C’è poi un altro numero che aleggia sulla partita: 460 milioni di euro di buco nella sanità regionale.
E qui la domanda diventa ancora più concreta: Come lo saniamo? Con nuovi progetti? Con altri annunci? O con una programmazione vera, fatta di assunzioni, formazione e organizzazione? E torniamo alla tombola. Noi canosini probabilmente non faremo mai tombola. Sapete perché? Perché il numero che viene estratto più spesso è sempre lo stesso: Il 48. Nella smorfia napoletana è “’o muort cà parl”: il morto che parla. Ed è un’immagine fin troppo perfetta per descrivere una sanità in cui si parla molto , conferenze, annunci, rendering, inaugurazioni virtuali ma dove la realtà quotidiana racconta un’altra storia. Una storia fatta di ambulanze senza medici, pronto soccorso saturi e cittadini che aspettano mesi per una visita. La tombola, prima o poi, finisce sempre. Il problema è capire chi incassa il premio e chi paga davvero il prezzo del gioco.
Comitato Canosa Bene Comune – Per una città che cresce con trasparenza, prudenza e visione.




































