Cresce l’export dei prodotti agricoli e agroalimentari pugliesi sui mercati internazionali, con un aumento del 5,1% per i prodotti agricoli e dell’1,6% per i prodotti agroalimentari, nonostante le forti turbolenze dello scenario geopolitico mondiale. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti Puglia, sui dati del commercio estero dell’ISTAT relativi al 2025. Un risultato positivo che conferma la capacità delle imprese pugliesi di competere sui mercati internazionali grazie alla qualità delle produzioni e alla forte identità territoriale del Made in Italy a tavola. La crescita dell’export arriva però in un contesto globale particolarmente delicato, con il rischio dazi, le tensioni geopolitiche e la guerra che coinvolge l’Iran che stanno generando forte instabilità sui mercati energetici e commerciali internazionali, con ripercussioni sui costi dei trasporti e sulla logistica globale.
Secondo Coldiretti Puglia, è quindi fondamentale rafforzare le politiche di sostegno alle esportazioni e garantire strumenti di tutela per le imprese agricole e agroalimentari che operano sui mercati esteri, particolarmente esposte alle oscillazioni dei costi energetici, dei trasporti e delle materie prime. Allo stesso tempo, non possono essere ammessi sul mercato europeo prodotti agroalimentari provenienti dall’estero che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali richiesti agli agricoltori italiani. Difendere la reciprocità delle regole è essenziale per evitare forme di concorrenza sleale e salvaguardare il lavoro delle imprese agricole pugliesi.
Il Made in Italy continua a essere penalizzato anche da tensioni e blocchi commerciali, barriere sanitarie e ostacoli burocratici – denuncia Coldiretti Puglia – spesso utilizzati strumentalmente contro i prodotti agroalimentari nazionali. Queste misure, ufficialmente motivate dalla necessità di prevenire la diffusione di malattie o parassiti, non trovano spesso riscontro nella realtà e mascherano in molti casi politiche protezionistiche, volte a difendere interessi locali e ad aggirare accordi internazionali sul libero scambio. Per valorizzare al massimo il potenziale dell’enogastronomia italiana – rafforzato dal riconoscimento UNESCO – è essenziale superare queste barriere e colmare i gap infrastrutturali del Paese, che costano oltre 93 miliardi di euro in export mancato, di cui 9 miliardi solo nell’agroalimentare. Occorre contrastare l’agropirateria globale, con il falso Made in Italy alimentare che supera i 120 miliardi di euro, sottraendo risorse e posti di lavoro al Paese, senza dimenticare il fenomeno dell’italian sounding anche sul mercato interno.



































