Cerimonie e riflessioni a 34 anni dalla strage di via d’Amelio a Palermo, in cui hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani. Paolo Borsellino pagò con la vita il proprio impegno di magistrato, e con lui vennero uccisi cinque servitori dello Stato, i cui nomi sono iscritti per sempre nella memoria della Repubblica: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. A trentaquattro anni dall’eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro – uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni – che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso. Quel disegno eversivo, con il loro contributo, è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti. Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare. Con il loro impegno nelle istituzioni hanno dato allo Stato nuovi e più avanzati strumenti nella lotta alle mafie. Con la loro passione hanno seminato la cultura di legalità, insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla scuola. Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica ».
La storia ricorda che nel pomeriggio del 19 luglio 1992 il giudice Paolo Borsellino si recò in via Mariano D’Amelio, una strada stretta e senza uscita di Palermo, dove abitava la madre. Ad attendere il magistrato e i suoi 5 uomini della scorta, nascosti in una vecchia Fiat 126 rubata e parcheggiata nei pressi dell’abitazione, 50 chili di tritolo. Davanti al portone dell’abitazione, nel momento in cui Borsellino scese dall’auto, intorno alle ore 16.58 , a distanza venne azionato l’esplosivo che provocò la terribile strage con sei vittime. A Canosa di Puglia, nel tardo pomeriggio dello scorso 19 luglio, il locale Rotaract Club ha organizzato una manifestazione per mantenere viva la memoria delle vittime della strage di via D’Amelio che si è articolata in più fasi . Nella Chiesa di Gesù Liberatore è stata celebrata una messa in memoria di tutte le vittime della mafia, cui ha fatto seguito lo scoprimento e la benedizione, da parte del parroco Don Michele Pace, della targa dedicata a Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. E’ stata restaurata dal Rotaract Club Canosa, che ogni anno nella ricorrenza, con una cerimonia depone i fiori alla presenza delle autorità cittadine, attraverso momenti di preghiera e riflessione sulla strage mafiosa che ha segnato per sempre la storia dell’Italia, “ma non ha fermato il coraggio, la dignità e il senso dello Stato” di chi lotta per la legalità e la giustizia .
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