Partecipazione, approfondimenti storici e filosofici, confronto alla ripresa della Rassegna “Canosa di Puglia tra scrittori e storie”, con la presentazione del volume “Distruttori di macchine” di Pier Paolo Caserta che ha avuto luogo presso il Museo dei Vescovi di Canosa di Puglia nella serata odierna. Nel corso dell’incontro ha preso la parola la direttrice del Polo Biblio-Museale BAT, Rosa Anna Asselta ed il curatore del MU.VE. Sandro Sardella per i saluti e i dettagli sul programma della rassegna culturale, patrocinata dal Comune di Canosa di Puglia. Mentre, l’incontro è stato moderato dalla professoressa Marisa Carelli, che ha dialogato con lo scrittore Pier Paolo Caserta(50 anni), originario di Roma, insegnante liceale di Filosofia e Storia.
L’apertura è stata dedicata alla storia del luddismo, il movimento operaio nato in Gran Bretagna negli anni 1810, con l’obiettivo di sabotare le macchine introdotte nelle industrie, ritenute causa di disoccupazione e di bassi salari. Particolari attenzioni alle ragioni della nascita, individuate anche nei problemi sociali e politici che accompagnarono la rivoluzione industriale inglese, nonché la crisi economica sperimentata dalla Gran Bretagna nel corso delle guerre napoleoniche. Un repentino peggioramento si abbatté di conseguenza sulle generali condizioni di vita degli inglesi e, tra gli altri negativi effetti, si rilevò l’incremento del tasso di disoccupazione degli artigiani specializzati, peraltro già marginalizzati nell’ambito del processo di adozione di nuove tecniche industriali, avviato nella seconda metà del 18° secolo.
Nel libro “Distruttori di macchine. Il luddismo nel senso comune e il problema della tecnica”:, per Mario Pascale Editore, il professore Caserta si concentra sul luddismo che “non fu una semplice reazione violenta ed irrazionale contro le macchine, ma una delle grandi rivoluzioni mancate della storia, dotata di una piattaforma programmatica lucida e consapevole. Nel senso comune la rappresentazione del luddismo viene respinta perché avversa al progresso. Questa ricezione è figlia di una generale affermazione di una mentalità tecno-entusiasta, che riconosce alla critica solo spazi periferici, confinati all’interno di un perimetro innocuo per il sistema. Una ricostruzione storica,non pregiudiziale, del luddismo e di quanto questo movimento di protesta ha realmente rappresentato, può essere utile per liberare il socialismo dai suoi retaggi positivistici in un’epoca di forte ritorno di forme acritiche di scientismo e della connessa idolatria della tecnica penetrate in profondità nel senso comune nel pieno della quarta rivoluzione industriale”.
Il firma copie e le foto di rito hanno concluso l’incontro storico-filosofico sulla protesta dei luddisti contro i proprietari delle fabbriche e i primi imprenditori che utilizzavano la tecnologia mentre peggioravano le loro condizioni di lavoro, diminuivano i loro salari con l’introduzione di un nuovo tipo di lavoro in fabbrica. Nel corso del confronto posta l’attenzione sulle classi subalterne, coloro che rimangono ai margini dei processi dominati dalla tecnica e dall’automazione. In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, dall’approfondirsi della digitalizzazione e dalla trasformazione del lavoro, le classi subalterne sono, come è già accaduto in passato, esposte al rischio di esclusione. Rimane però aperta la possibilità di recuperare uno sguardo critico sul mito dell’innovazione a ogni costo. Il libro “Distruttori di macchine” invita tra l’altro a interrogarsi su una domanda cruciale: la tecnica è uno strumento al servizio dell’uomo o un orizzonte che finisce per determinarne il destino? Un tema quanto mai attuale, che tocca il lavoro, la politica, l’etica e la nostra stessa idea di comunità.



































