Il giorno della Festa del Papà del 19 marzo scorso abbiamo letto e apprezzato la nota e l’omaggio a suo padre carrettiere della figlia Dottoressa Antonia Sinesi, consigliera comunale di Canosa di Puglia. La connotazione eloquente di famiglia ci consente di riscoprire un mestiere della civiltà contadina del 900, tassello di un Museo Etnografico da istituire a Canosa e rimanda dal vissuto di famiglia al tessuto sociale, nel percorso che lega l’ontogenesi alla filogenesi. In questo criterio, seguito nel Libro di dialettologia “Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino” riscopriamo la figura del carrettiere in poesia, nella letteratura e nelle radici storiche remote.
Il carrettiere in poesia del 900
Il poeta Giovanni Pascoli, nei ricordi della sua infanzia, intitola una poesia al “Carrettiere”, di cui evochiamo alcuni versi.
O carrettiere che dai neri monti
vieni tranquillo, e fosti nella notte
sotto ardue rupi, sopra aerei ponti;
……..
Ma anche Cesare Pavese intitola una poesia al “Carrettiere”, del 1936 tratta dalla sezione “Città in campagna”, meravigliosa poesia che ci risveglia in noi anziani la memoria vissuta di un tempo, quando mi rannicchiavo sul carretto con la cappa di mio padre addosso, recandoci prima dell’alba in campagna, con la luce sotto il traino del lume a petrolio.
E sembra rievocare le parole raccolte da Ze’ Luigi Matarrese novantenne sulla “Via della Stazione” (Corso Garibakdi), intervistato presso la fontana di Chianca scritta, quando ricordava lo stridore dei carretti prima dell’alba sui ciottoli della strada.
E’ la “fatica contenta senza risveglio” dei nostri carrettieri.
Il carrettiere
Lo stridore del carro scuote la strada.
Non c’è letto piú solo per chi, sotto l’alba,
dorme ancora disteso, sognando il buio.
Sotto il carro s’è spenta — lo dice il cielo —
la lanterna che dondola notte e giorno.
………
Va col carro nel sonno un ricordo già desto
di parole arrochite, taciute all’alba.
Il calore del vivo camino acceso
si riaccende nel corpo che sente il giorno.
Lo stridore piú roco, del carro che va,
ha dischiuso nel cielo che pesa in alto
una riga lontana di luce fredda.
È laggiú che s’accende il ricordo di ieri
……..
Il carrettiere è stato anche folclore siciliano, dipinto e usato in festa anche nei matrimoni e vestito nei pellegrinaggi religiosi, coe mi raccontava mia madre Rosetta, bambina, nei cammini di devozione all’Incoronata o a Monte Sant’Angelo sul Gargano. E ricordo i “baracchini” laterali, che rimandano al carretto che diventava “baracca”, capanna per viaggi. Venivano tolti quando si poneva una reta per il trasporto della paglia al termine della mietitura e trebbiatura.
E , cara figlia del carrettiere, Antonia Sinesi, ci hai motivato a riscoprire le radici storiche, dalla figura di tuo padre Giuseppe , che peraltro essendo un artigiano degli stessi carretti, ci evoca la figura e il mestiere del “méste carrìre”, che faceva e i carretti e ne curava la manutenzione; erano veicoli che portavano una targa per carro agricolo di alluminio di autorizzazione al trasporto del carrettiere. Le abbiamo ritrovate sui carretti custoditi dall’Associazione nelle stalle dell’area di Costantinopoli a Canosa.
Il carrettiere nell’Antica Roma del plaustrum
Nello studio filologico ritroviamo un degno mestiere nelle radici storiche remote.Nell’Antica Roma il carretto contadino era il “palustrum” condotto dal “palustrarius”, di cui si ritrovano tracce in arte e in archeologia. Era un fondamentale elemento nell’agricoltura romana, citato da una copiosa letteratura di scrittori. E scrive Marziale, che descrive nel 98 d. c. l’insonnia causata dai carri da trasporto «Mi godo un sonno immenso, smisurato che continua spesso oltre le nove del mattino, e ora mi rifaccio completamente di tutte le veglie che sopportai per 30 anni»
Marziale nel Libro XII, epigramma 57 (spesso citato come Rumori notturni di Roma), Marziale lamenta l’impossibilità di dormire a causa del rumore incessante proveniente dalla strada, che spesso coinvolgeva proprio il passaggio di carri. E Il plaustrum, viene riportato da Catone nel De re rustica, X, 2; III,5; da Plinio nella Naturalis Historia, VII, 56. Il poeta Virgilio nelle Gerogiche, Libro II, scrive un elogio della vita campestre (vv. 458-540), in cui descrive i lavori e le gioie della campagna, contrapponendoli alla corruzione della vita cittadina. “ hinc radios trivere rotis, hinc tympana plaustris agricolae, gli agricoltori ne piallano raggi per le ruote, ruote piene per i carri, Virgilio.
Troviamo mosaici di archeologia e una incisione su rame di “donna per la raccolta del frumento” con plaustrum condotto da due buoi, con donna a seno ignudo e uomo seminudo, quasi una mitologia di un rito, come era anche da noi nella mietitura del grano.
Plaustrarius antico carrettiere
Ma se c’era un plaustrum, carro gricolo, c’era anche il conducente il “plaustrarius”, nostro carrettiere. Lo ritroviamo come nel metodo di ricerca del libro Sulle vie dei ciottoli nel Glossarium latinitatis del du Cange nel Medioevo. PALUSTRARIUS, artifex plaustrorum,item qui plaustrum regit. Vale a dire l’artefice mastro dei carretti e lo stesso chi guida il carretto.
Di certo i carretti “plaustra” hanno lasciato tracce anche nella Canusium romana imperiale presso la via Traiana o presso il tempio di Giove Toro. “mùnne jèvee mùnne jà”. E non dicendo che la lingua latina è morta, ritroviamo il “plaustro” romagnolo nella sua cultura del 900, dipinto in arte e usato in festa.
Allora facciamolo anche noi e, cara Figlia del Carrettiere, Antonia Sinesi, ci vediamo fra due mesi esatti il 20 maggio alla fiera contadina di Costantinopoli, auspicando di organizzare una cultura dei carrettieri e dei carretti con le Scuole sul colle della Murgetta. E mi raccomando, portate “u scruscète” per schioccare l’eco della storia e annunciare l’evento. E’ stata una emozione, quella di Antonia Sinesi, una “lezione” di storia locale in condivisione.Saluti al carrettiere
Maestro Giuseppe Di Nunno







































