La recente riapertura al pubblico della Casa dei Grifi sul Palatino, a Roma, restituisce al mondo uno dei più alti esempi di arte repubblicana dell’antichità. Eppure, questa notizia accende una luce amara su una realtà speculare e dolorosa: a centinaia di chilometri di distanza, a Canosa di Puglia, un tesoro identico per dignità e bellezza giace nel buio. Un pavimento con motivo a “crocette” che oggi i turisti ammirano a Roma è lo stesso che decora un pavimento della domus di Canosa, sepolta al fianco del maestoso Tempio di Giove. Non sono solo simili: sono figli della stessa epoca, dello stesso gusto e di una medesima visione aristocratica dell’abitare. A Roma, il mosaico e la domus sono restaurati, valorizzati e oggi è finalmente fruibili, restituendo dignità alla storia della Capitale. A Canosa, quell’identico stesso mosaico, con la domus, testimonianza di una città che dialogava alla pari con l’Urbe, giace sotterrato da oltre 40 anni. Studiare le somiglianze tra il Palatino e Canosa permette di mappare le rotte degli artigiani che viaggiavano lungo le grandi arterie commerciali, portando innovazione e bellezza in ogni angolo della penisola. La presenza di pavimentazioni identiche a quelle del Palatino dimostra che Canosa non era una spettatrice, ma una protagonista del gusto romano. Condividere lo stesso stile significa condividere la stessa cultura, la stessa economia e la stessa visione del mondo. La presenza di simili decorazioni a Canosa conferma l’importanza storica della città, intesa come una “piccola Roma” in terra di Puglia, capace di custodire tesori che attendono solo di essere pienamente valorizzati e resi fruibili come i loro corrispettivi capitolini. La casa dei Grifi a Roma, eccellenza archeologica celebrata: aperta, restaurata, visitabile. La Domus di Canosa, eccellenza archeologica negata: abbandonata, interrata, invisibile.
ITALIA NOSTRA APS- Sezione di Canosa di Puglia




































