Cresce in 10 anni l’export dei prodotti dell’agricoltura della Puglia, che aumenta di oltre il 34% superando 1,1 miliardi di euro nel 2025, ma aumentano in modo pesante anche le importazioni dall’estero, che superano quota 1,38 miliardi, un dato che conferma quanto sia diventato urgente difendere il vero Made in Italy da un sistema che consente a prodotti stranieri di diventare “italiani” con operazioni minime di trasformazione o confezionamento. La denuncia arriva da Coldiretti Puglia, sulla base dell’analisi dei dati Istat su export ed import dei prodotti dell’agricoltura dal 2015 al 2025. Dal 2015 al 2025 l’export della Puglia è cresciuto di oltre il 34%, segnale della forza delle imprese agricole regionali sui mercati internazionali, ma nello stesso periodo anche le importazioni sono aumentate di oltre il 34%, alimentando una concorrenza che rischia di schiacciare il reddito degli agricoltori e di colpire le produzioni simbolo del territorio, dall’olio extravergine al grano, dall’ortofrutta alle conserve. Per Coldiretti Puglia il nodo centrale resta la modifica del Codice doganale europeo, perché oggi basta spesso l’ultima trasformazione industriale effettuata in Italia per far diventare italiano un prodotto ottenuto con materie prime straniere. Un meccanismo che permette di vendere come Made in Italy alimenti che in realtà arrivano dall’estero e che finiscono per fare concorrenza sleale alle produzioni nazionali. Sono oltre 100mila le firme raccolte in Puglia – aggiunge Coldiretti Puglia – insieme alle delibere già approvate dalla Regione Puglia e da 80 Comuni, per chiedere all’Europa più trasparenza in etichetta e una revisione del codice doganale.
“Non è più tollerabile che prodotti ottenuti con materie prime straniere possano diventare italiani solo perché lavorati o confezionati nel nostro Paese. È una distorsione che penalizza le imprese agricole pugliesi e inganna i consumatori”. Denuncia Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. Per questo Coldiretti chiede una revisione delle regole doganali europee che introduca l’obbligo di indicare chiaramente l’origine della materia prima agricola e che impedisca operazioni puramente industriali o commerciali di trasformare prodotti esteri in falso Made in Italy. “La crescita dell’export dimostra che il mercato mondiale continua a premiare qualità, sicurezza alimentare e identità territoriale delle produzioni pugliesi, ma senza regole chiare sulla tracciabilità e sull’origine – afferma Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia – il rischio è quello di favorire speculazioni e importazioni low cost che abbassano il valore delle produzioni locali e mettono fuori mercato gli agricoltori italiani”. Secondo Coldiretti la difesa del Made in Italy passa da controlli più severi alle frontiere, reciprocità delle regole per i prodotti importati e una riforma del Codice doganale che metta finalmente al centro la trasparenza verso i cittadini e la tutela delle imprese agricole che producono realmente sul territorio.


































