Non si è ancora spento l’eco della cerimonia finale della XXVII Edizione del Premio Diomede, svoltasi lo scorso 11 luglio a Canosa di Puglia, presso il Sagrato della Cattedrale San Sabino, nell’ambito dell’Estate Canosina 2026. Emozionante la consegna del Premio Diomede alla Memoria di Cioci Michele(1915-1972), fotografo autodidatta del Novecento, per la sua arte che si sviluppò per necessità e divenne il motivo lavorativo di tutta una vita. “Le sue opere fotografiche rappresentano un immensa e preziosa testimonianza storica e culturale che documenta le trasformazioni sociali nel tempo, attraverso immagini uniche ed originali, patrimonio di valore inestimabile sociologico ed etnoantropologico, da tutelare e salvaguardare a tutti i livelli per il presente e soprattutto per il futuro.” E’ la motivazione del Premio Diomede alla Memoria di Cioci Michele che è stato ritirato dalle mani del figlio Gino Cioci(fotografo professionista) alla presenza della mamma centenaria Antonia Barile, dell’altro figlio Antonio e del nipote Michele. Nel corso della premiazione sono intervenuti : Ruggiero Di Benedetto, presidente nazionale del FIOF (Fondo Internazionale per la Fotografia, Video e Comunicazione); Mons Felice Bacco, parroco della Cattedrale San Sabino e Gianni Pansini esperto di storia della fotografia.
A fari spenti, a pochi giorni dalla premiazione, il fotografo Gino Cioci espone con pacatezza le emozioni vissute sul palco e dietro le quinte : «Verso metà giugno scorso, sono stato contattato dalla dottoressa Angela Valentino, presidentessa del Comitato che assegna il Premio Diomede qui a Canosa. Il Premio, giunto alla XXVII edizione, è sempre stato un importante riconoscimento, sia a livello cittadino che regionale; per cui, quando la dott.ssa Valentino mi ha comunicato che il comitato designatore aveva assegnato a mio padre, Michele Cioci, il Premio alla memoria, ne sono stato orgoglioso.»Esordisce così Gino Cioci figlio del compianto Michele che ringrazia tutti i componenti del Comitato per questo riconoscimento: «molto importante per me, in quanto è da diversi anni che sto cercando di far conoscere il lavoro di Michele Cioci, fotografo a Canosa dal 1930 al 1972; ed in particolare il suo archivio fotografico. Per cui ancora grazie al Comitato Premio Diomede per la possibilità che mi da di allargare la conoscenza e la divulgazione del fondo fotografico Michele Cioci; e grazie anche all’amministrazione comunale, che da sempre sostiene tale iniziativa. Il mio auspicio è che si riesca a creare un museo degli archivi fotografici, in cui salvaguardare e rendere fruibili tali patrimoni culturali.» Poi entra nei dettagli storici:« Ho organizzato la prima mostra fotografica, usando i “VECCHI” negativi di vetro dell’archivio di mio padre Michele Cioci, nel 1985, quarant’anni fa. Il materiale conservato va dal 1935 circa al 1972, anno in cui mio padre è venuto a mancare. Fino a quel momento, non ero mai “entrato” in quell’immenso patrimonio (oltre 125.000 negativi di diverso formato, tra vetro e celluloide) che era lì, a mia disposizione.»
Nel corso di questi anni, Gino Cioci, erede della memoria artistica di Michele Cioci, ha iniziato a guardare ponendo attenzione a diversi aspetti, sia tecnici, che artistici; oltre che storici, antropologici, relativi, non solo al territorio, ma alla nazione intera.«Si deducono informazioni – aggiunge Gino Cioci – relative all’evoluzione del costume, e anche alla moda, come ampliamente approfondito dalla dottoressa Eugenia Paulicelli, docente al Queens College and Graduate Center della City University di New York, che mi ha dato l’onore, prima, di organizzare presso il Centro Studi e Ricerche “Dr Sergio Fontana”, un incontro su “Moda, Cultura Visiva e Storia Sociale. Ovviamente usando le immagini dell’archivio di Michele Cioci; immagini che sono anche state inserite nella seconda edizione di un libro della dottoressa Paulicelli pubblicato in Inghilterra e poi anche in Italia. “FASHION under FASCISM – Beyond the black shirt”; e, in italiano, “LA MODA NELL’ITALIA FASCISTA – Non solo nero”, pubblicato da Dario Cimorelli Editore nella collana Scritti.»
Dalla letteratura alla mostra “MICHELE CIOCI – Ritratti di luce – tecnica, antropologia, costume e società nei primi del Novecento”, tenutasi nel 2019, «grazie alla fattiva collaborazione di Sandro Sardella e della Coop. OmniArte, abbiamo allestito questa importante che ha avuto un notevole successo. E’ stata visitata anche da alcune personalità importanti come il professor Michele Mirabella, vincitore del Premio Diomede Speciale nello stesso anno.» Alla luce di tutte queste iniziative e della crescente attenzione riservata, nei primi mesi del 2022, Gino Cioci ha contattato la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia, ponendo alla loro attenzione il fondo fotografico. «Dopo un sopraluogo durante il quale è stata verificata la consistenza e il valore dell’archivio, il soprintendente, dottor Marco Bascapè, ne ha dichiarato l’interesse storico particolarmente importante, e lo ha vincolato. Successivamente sia la dottoressa Eugenia Paulicelli, che la dottoressa Simona Cicala della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, hanno parlato dell’archivio, non solo a Canosa di Puglia , ma anche a Bari e in altre città del nord Italia. Sin dall’inizio, mi è sembrato doveroso perseguire questo progetto – conclude Gino Cioci – per far conoscere l’importanza dell’archivio, cosa che continuerò a fare, non solo per il valore affettivo che ha per me, ma, soprattutto, perché credo che le immagini che esso contiene, abbiano oggettivamente una enorme valenza antropologica, storica e artistica. » L’Archivio fotografico di Michele Cioci è stato dichiarato di interesse storico particolarmente importante, per i negativi raccolti in buste originali con impressione tipografica del nome della ditta, differenziabili per tipologia. L’interesse culturale dell’archivio fotografico di Michele Cioci risiede non soltanto nel carattere storico che rappresenta, ma anche nel valore sociologico ed etnoantropologico che la documentazione fotografica è in grado di evocare, assumendo un ruolo di testimonianza/documento insieme pubblico e privato, una sorta di catalizzatore della disponibilità, dell’attenzione, della memoria degli interlocutori, ma anche il tramite per l’apertura verso ulteriori percorsi conoscitivi e di approfondimenti.
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Foto a cura di Alessandro Cotrufo













































