Comprendo che si possano avere idee diverse su come migliorare un’iniziativa, ma è altrettanto giusto confrontarsi con la realtà dei fatti e attenersi anche a ciò che è concretamente realizzabile. Innanzitutto, è bene precisare che trattasi di PASS per l’accesso alle attrazioni, non di “BIGLIETTI” distribuiti indiscriminatamente, ma di un’iniziativa organizzata secondo modalità ben precise, pensata per consentire ai ragazzi con disabilità di accedere all’iniziativa, concordata anche con i gestori del luna park durante la Festa Patronale a Canosa di Puglia . Per quanto riguarda le famiglie in condizioni di fragilità economica, nessuno mette in dubbio che esistano e che meritino attenzione. Tuttavia, le risorse e le disponibilità messe a disposizione dai gestori sono limitate e non consentono di soddisfare tutte le situazioni di disagio presenti sul territorio. Sarebbe scorretto creare aspettative che, nei fatti, non potrebbero essere materialmente mantenute. L’ipotesi di coinvolgere le parrocchie o altri soggetti per una distribuzione di biglietti in tempi così ristretti non lo consentirebbero. La disponibilità dei biglietti (al 50%) è prevista per il 31 luglio, il 1° agosto è festivo e già dal 2 i gestori iniziano a smontare le attrazioni per raggiungere altre destinazioni e feste patronali. Materialmente non ci sarebbero i tempi per organizzare una distribuzione capillare prima dell’utilizzo. Ancora meno praticabile è l’ipotesi di recapitarli a domicilio: chi dovrebbe sostenere i costi della consegna? E, soprattutto, come si garantirebbe che arrivino in tempo utile alle famiglie? Infine, va ricordato che l’iniziativa è rivolta ai ragazzi con disabilità, molti dei quali necessitano della presenza di un accompagnatore. Anche questo comporta un’organizzazione e una gestione che non possono essere improvvisate. Le buone intenzioni da sole non bastano: servono soluzioni concrete, condivise e realizzabili. Distribuire i biglietti delle giostre senza un criterio preciso rischia di creare disparità e malcontento. È facile improvvisare lezioni di moralità, molto meno proporre criteri equi e praticabili. Se la distribuzione dei biglietti non segue regole chiare e condivise, il risultato è inevitabilmente arbitrario e poco corretto. L’equità non è il libro dei sogni, non è un semplice principio da enunciare, è un metodo concreto da applicare nelle scelte, nelle pratiche quotidiane, nel nostro abituale modo di prenderci cura delle situazioni di fragilità che incontriamo.
Dott.ssa Maria Angela Petroni-Assessore alle Politiche Sociali e Welfare

































