Le “diavolerie” tecnologiche sono ormai parte integrante della nostra quotidianità: promettono trasparenza, accessibilità, partecipazione. E spesso mantengono la promessa. Altre volte, però, fanno i capricci. Proprio come ieri, quando lo streaming del Consiglio comunale di Canosa di Puglia ha deciso di prendersi una pausa, lasciando a bocca asciutta chi, da cittadino diligente, voleva seguire le sorti della propria città comodamente da casa. Peccato! Perché la tecnologia dovrebbe avvicinare, non escludere. E invece, con un clic che non funziona, si torna improvvisamente ai margini, spettatori di un evento che accade ma non si vede. Viene quasi da rivalutare le vecchie registrazioni, magari sgranate e obsolete, ma fedeli come un vecchio registratore a cassette: partivano sempre. Un po’ come i documenti cartacei negli archivi polverosi, che non vanno in crash e non chiedono aggiornamenti.
Così, per colpa di una “diavoleria” mal funzionante, ci siamo persi un Consiglio comunale che, a quanto pare, non era affatto di routine. Si parla dell’acquisto di uno stabile da parte del Comune. Una notizia non proprio marginale. E qui iniziano le domande, quelle semplici, legittime, inevitabili per chi crede nella cosa pubblica. Di che stabile si tratta? Perché acquistarlo? Con quali modalità di pagamento? E soprattutto la domanda che dovrebbe precedere tutte le altre , quale sarà la sua reale utilità pubblica? Domande che restano sospese, in attesa di una connessione migliore o, più realisticamente, di qualche articolo online che ci racconti ciò che non abbiamo potuto vedere in diretta. Sperando che anche l’informazione digitale, questa volta, non decida di prendersi un giorno libero. Nel frattempo, pazienza. Ma una pazienza vigile, perché la tecnologia può anche tradire… la curiosità e il senso civico, quelli no.
Nicola Di Nicoli


































