Il Martedì grasso di Carnevale è il giorno di epilogo delle feste carnascialesche. A Canosa di Puglia, iniuria temporum e iniuria hominum, si è spenta la tradizione “tramandata” dei fantocci di Carnevale e della moglie . Nella tradizione popolare i due fantocci di Carnevale, u maròte e la megghjère, venivano rappresentati seduti alla buffètte in un pranzo contadino per una ricca abbuffata nel tempo della miseria. Anche nel territorio si ritrova la tradizione dei due fantocci appesi anche a delle funi sotto i balconi come a Bisceglie, a Gravina di Puglia, nel Gargano, nel Basso Salento, nei festeggiamenti significavano prosperità e benessere alla casa davanti alla quale venivano appesi nel rituale di apportare allegria nei tempi di duri sacrifici. Si faceva a gara a costruire i fantocci più belli e originali visitati in condivisione dai passanti e abitanti . A Gravina in Puglia lo racconta Andrea Riviello che gentilmente ci trasmette alcune foto; nel Salento lo racconta la moglie di Carnevale, Caremma, che resterà vedova dopo il rogo del fantoccio. Lo raccontano il Molise e i Monti Lepini nel Lazio; lo raccontano i nostri anziani canosini, memoria storica tramandata.
A Canosa l’abbiamo rappresentata a Scuola Primaria De Muro Lomanto nel 2014 con gli alunni e genitori. Sulla zona nuova 167, il bravo Pasquale la rappresentava in Piazza antistante la Chiesa. Una tradizione di valore culturale, antropologico, esistenziale prima della Quaresima, che andrebbe recuperata, facendo memoria dei carri allegorici, tra Pro Loco e Comune, dei funerali a Carnevale, di radici pagane e significative.
Abbuffète alla buffétte
Vogliamo leggere le radici lessicali del verbo “abbuffète” e del sostantivo “buffètte”. Lo abbiamo scritto in anteprima nel Libro “Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino”, a pag 33. “abbuffète: participio passato del verbo bouffer, di radici francese, che significa mangiare, anzi mangiare con ingordigia. E a carnevale ritroviamo il francesismo a tavola nel martedì grasso, “assettete alla buffétte”. E la buffetta era il tavolo di pranzo povero della civiltà contadina. Mia moglie Elena ricorda anzi di aver studiato seduta alla “buffettòdde” (piccola buffetta), che io risanai nel legno del padre Ceccìlle.
Potrebbe affacciarsi anche Zaganélle e “Tettìlle u zaganneliste”, che abbiamo rievocato come bella maschera canosima nello stesso libro nel 2015 ad impicciarsi tra Carnevèle e la megghjere. Ma è tempo di risate e di festa di paese e di incontri di gente di casa e di strada. Beh” i francesismi ci invitano a sederci alla buffetta, senza cellulare, e a pranzare “abbuffati”.
Domani è Mercoledì delle Ceneri e inizia la Quaresima.
Buna abbuffata alla buffetta!
Maestro Peppino Di Nunno



































