Il 1° Gennaio 2026 il Santo Padre Leone PP XIV ha concluso l’Angelus con questo messaggio: “All’inizio di quest’anno, in cui ricorre l’ottavo centenario della morte di San Francesco, vorrei far giungere ad ogni persona la sua benedizione, tratta dalla Sacra Scrittura: «Il Signore ti benedica e ti custodisca; mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te; rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace». Papa Leone con Lettera di Indizione ha promulgato il 2026 Anno Giubilare Francescano. In questo contesto abbiamo riscoperto il quadro di San Francesco di Assisi custodito nella Cappella di Sant’Antonio nella navata sinistra della Basilica Cattedrale di San Sabino in Canosa di Puglia.
Quadro di San Francesco d’Assisi
Ora riscopriamo la tela in cornice lignea dorata di San Francesco nelle dimensioni di cm. 220 di altezza e di cm. 150 di larghezza. Riporta leggibile la firma del pittoredi G. Leone. Il quadro di arte sacra, suggellato dalla devozione dei nostri padri, effonde, come dice Mons. Rino Fisichella nelle opere di arte sacra nel Giubileo 2025, “bellezza e spiritualità” e aggiungiamo santità giubilare oggi nell’Anno Francescano 2026 . Il culto francescano nella fine ‘800 fu trapiantato dalla Cattedrale alla Rettoria della Passione del 1867, che venera le statue di San Francesco e Santa Chiara. Sulle vie francescane trasmettendo l’immagine al Sacro Convento di Assisi il Direttore della Biblioteca, con cui abbiamo contatti culturali e spirituali da diversi anni, ha apprezzato l’opera porgendo squisitamente e fraternamente la Sua lettura di catechesi.
Il Direttore della Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco in Assisi Fra Carlo Bottero, OFMConv, ci scrive:” Il quadro è una rappresentazione di San Francesco in preghiera, che riprende un modello piuttosto comune. La sua frequentazione di luoghi remoti, spesso caratterizzati da grotte od antri, è ampiamente attestata: La Verna, Eremo delle Carceri di Assisi sul Monte Subiaso, Sacro Speco di Narni, Le Celle di Cortona, per limitarci ai più noti. Il dipinto in questione si riferisce in generale a questa dimensione che caratterizza l’esperienza spirituale del Santo. L’abito fa chiaramente riferimento a quello dei Frati Minori Cappuccini, mentre i vari oggetti sono quelli tipici delle rappresentazioni di santi eremiti, in particolare la croce – la mancanza del Crocifisso fa pensare ad una sottolineatura dello stile pauperistico ed essenziale del Santo – e il teschio, strumento tradizionale della meditatio mortis. I libri posti in basso non sono caratterizzati in modo specifico, e tra essi si potrebbe ipotizzare la presenza di un breviario – che il Santo recitava scrupolosamente – e di un Vangelo o una Bibbia. Elemento fuori contesto, è la lampada ad olio negli ambienti poveri e aspri di grotte, in cui il Santo trovava riparo, dopo l’impressione delle Sacre Stimmate raffigurate dopo il Settembre 1224. Un oggetto medievale ricercato ai suoi occhi infermi. Un saluto cordiale e auguri di Pace e Bene.”
Nella rappresentazione di San Francesco “preghiera vivente” in ginocchio ammiriamo il particolare delle braccia oranti e del volto del Santo con gli occhi rivolti misticamente verso l’alto a Dio. Il quadro è impresso della traccia spirituale di tanti devoti dei nostri padri in preghiera. Ritroviamo nei nostri studi semplici delle fonti francescane la descrizione del biografo Tommaso da Celano del Santo in preghiera, in particolare negli eremi.
Radici storiche del quadro di San Francesco
Con il supporto dell’Arch. Michele Menduni da Firenze sostenuto dal libretto di Giuseppe Morea, “La Cattedrale di S. Sabino” del 1973 delle “Cappelle” della Cattedrale, approfondiamo le radici storiche e artistiche. “La prima Cappella (a dx) adibita a Battistero fu consacrata a S. Francesco”.
La Cappella di Sant’Alfonso contiene sotto il pavimento molte tombe” della famiglia gentilizia Sinesi. “Il quadro su tela rappresentante Sant’Alfonso, dipinto a Milano per interessamento di Mons. Macchi (Vescovo)”.
In queste opere pubblicate che non vanno sottaciute oggi, segue nell’agosto 1983 la Guida illustrata della Cattedrale di Gerardo Chiancone con Michele Menduni da Firenze nel libretto rosso con copertina dell’artista pittore canosino Aurelio Carella da Trani, da noi riscoperto nel 2025 con Don Saverio Memeo nel dipinto della B. V. del Rosario di Pompei nella Chiesa della B. V. del Rosario.
Il libretto con fonti riporta nella Cappella di Sant’Antonio: “alla parete sinistra quadro su tela di G. Leone rappresentante S. Francesco d’Assisi in preghiera. Sotto due lapidi di sepolture gentilizie” dei Sinesi.
E’ attendibile che il quadro di S. Francesco fosse collocato in precedenza nella Cappella di S. Francesco (attuale Battistero)
La guida del Chiancone attribuisce la tela di Sant’Alfonso anche al pittore G. Leone.
La cappella di Sant’Antonio, “fratello e figlio di San Francesco” è “francescana” con il quadro.
Nella seconda lapide i coniugi Pietro Sinesi ed Emidia Barra, con lo stemma gentilizio della Volpe, sepolti ( QUIESCUNT) sotto la cappella invocano: SPARGITE FLORES ATQUE PRO PACE EORUM EXORATE (ponete dei fiori e pregate per la loro pace). Il figlio Vincenzo Sinesi con la moglie, in firma sul retro, fu il benefattore del quadro “Madonna del Perpetuo Soccorso” 1883 curato da Padre A. M. Losito.
La committenza del quadro
E la ricerca incompiuta nella committenza del quadro approda agli archivi di Don Mario Porro, che affaccia l’ipotesi ragionata nella cronologia di un’opera realizzata su committenza del Vescovo Francesco Minerva, nel periodo di Arciprete nella Cattedrale San Sabino dal 1931 al 1948.
E Don Mario diligentemente, ritrova nel Museo della Chiesa di Gesù e Maria il primo quadro del volto di Padre Antonio Losito, opera dello stesso autore, G. Leone, dalla comparazione della firma dell’autore a Lui trasmessa. Un’altra opera raffigurante il Venerabile Padre Losito, come riporta Don Mario nelle sue conoscenze storiografiche, è custodito nel Museo dei Vescovi. Lo stesso pittore realizzò altre due opere collocate in Canosa (Santa Teresina e il Cristo agonizzante).
La cittadinanza del pittore G. Leone del quadro riconduce a Giuseppe Antonello Leone (Pratola –Avellino 1917 – Napoli 2016), di cui contattiamo la figlia Rosa Maria, in visita da bambina a volte a Canosa.
La Provvidenza ci ha svelato in questo anno francescano l’identità culturale e spirituale del quadro di San Francesco nella Cattedrale di San Sabino.
Ritroviamo anche una tela (cm 120 x 90) di “San Francesco che abbraccia il Crocifisso” di V. Agresti 1938 nella Chiesa dell’Immacolata delle Suore Francescane Alcantarine, sede della Fondazione nel 1982 dell’OFS Canosa.
Nell’Anno Giubilare Francescano A. D. 2026 riscopriamo in peregrinatio il culto a San Francesco d’Assisi nelle “Chiese giubilari” di Canosa, confermatemi dal Dicastero competente del Vaticano. Sono: la Chiesa di San Francesco nelle radici del Monastero del ‘700, riscoperte nel fregio architettonico con lapide datata A D 1751 all’angolo dell’ex covento, ora Palazzo di Città ; la Chiesa Rettoria della Passione dove si venera San Francesco e Santa Chiara; la Chiesa dell’Immacolata delle Suore Francescane Alcantarine con OFS Canosa, che custodisce esposta e venerata una tela di San Francesco e Crocifisso; la Cappella francescana della Cattedrale di San Sabino che venera S. Francesco d’Assisi in preghiera.
Esposizione del quadro in Cattedrale
Il quadro è esposto nel presbiterio della Cattedrale per iniziativa promossa da Don Felice Bacco per i culto francescano.
S. E. Mons. Luigi Mansi, Vescovo di Andria, che ieri sera in dignità spirituale ha offerto la Sua Catechesi su San Francesco in diretta TV Padre Pio dalla Cripta di San Giovanni Rotondo, ha ricevuto e condiviso l’opera di studio di cultura.
L’opera di studio viene divulgata nelle Chiese locali e nelle Scuole, che già hanno risposto in condivisione per la visita nel patrimonio francescano di arte, di etica, di umanità. Laudato sie mi’ Signore…
A cura e devozione di Giuseppe Di Nunno




































