Sport e alimentazione sana camminano insieme nel segno della dieta mediterranea, ancora una volta riconosciuta come la migliore al mondo. Un modello alimentare che rappresenta un punto di riferimento per il benessere e la salute, soprattutto in un momento in cui crescono le insidie rappresentate da cibi spazzatura, prodotti ultra-formulati e alimenti ottenuti in laboratorio, oltre alla diffusione di etichette allarmistiche che finiscono per demonizzare alcuni prodotti della tradizione. Proprio per promuovere uno stile di vita sano, nel ‘percorso’ di Coldiretti e Campagna Amica, alla quinta edizione di “Fuggi a Foggia” di 10 chilometri, agli sportivi è stata offerta una merenda a chilometro zero, simbolo di un’alimentazione genuina e legata al territorio . “Non un semplice gioco di parole che inverte il classico detto ma l’affermazione di una consuetudine radicata”, l’evento “Fuggi a Foggia”, organizzato dall’Asd I podisti di Capitanata, che ha richiamato una partecipazione massiccia alla partenza da piazza Giordano, in pieno centro. Occhi puntati sui protagonisti della gara competitiva sui 10 chilometri: attraverso anche una passeggiata non competitiva, sempre sulla stessa distanza, e la “family run” sui 5 chilometri.Contenuti tecnici altissimi hanno caratterizzato la quinta edizione di “Fuggi a Foggia”, evento promosso dall’Asd I podisti di Capitanata. L’ha spuntata il burundese Olivier Irabaruta, già portabandiera del suo Paese alle Olimpiadi di Rio del 2016, precedendo Raffaele Giovannelli (Asd International Security) e il connazionale Jean De Dieu Butoyi della Bitonto Runners. Fra le donne si è imposta Rebecca Volpe (Carmax Camaldolese) davanti alla giovinazzese Viviana Marinelli (Alteratletica Locorotondo), bronzo ai Campionati italiani Under 20 di cross, e a Giulia Parisi dell’U. S. Foggia.
Mentre, Coldiretti sulla base di dati Censis sottolinea che il 91% dei cittadini chiede anche maggiore trasparenza su ciò che porta in tavola ogni giorno. L’indicazione obbligatoria dell’origine su tutti gli alimenti è infatti considerata fondamentale per consentire scelte consapevoli che riguardano non solo la qualità e la salute, ma anche l’economia dei territori. Di fronte al cibo anonimo, la grande maggioranza dei consumatori italiani preferisce prodotti con una identità chiara e un legame con il territorio, chiedendo di conoscere sempre la provenienza delle materie prime. Quella dell’etichetta di origine rappresenta una storica battaglia di Coldiretti, portata anche a livello europeo con una proposta di legge di iniziativa popolare per renderla obbligatoria su tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea. Oggi in Italia l’indicazione dell’origine copre circa i quattro quinti della spesa alimentare, ma rimangono ancora diverse lacune: mancano, ad esempio, informazioni sulla provenienza dei legumi in scatola, della frutta utilizzata in marmellate e succhi, del grano impiegato per pane, biscotti e grissini, oltre alla carne e al pesce serviti nei ristoranti. L’introduzione dell’obbligo europeo consentirebbe di colmare queste mancanze, superando anche la regola dell’ultima trasformazione prevista dall’attuale codice doganale.
Il percorso verso una maggiore trasparenza è iniziato già nel dicembre del 2000 con il Patto con il consumatore promosso da Coldiretti, che ha unito gli interessi di agricoltori e cittadini e ha dato vita a numerose iniziative a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio. Tra queste spicca Campagna Amica, la rete della vendita diretta che comprende mercati contadini, agriturismi e realtà di agricoltura sociale. Un sistema che promuove la sicurezza alimentare, l’ambiente e la dieta mediterranea e che oggi rappresenta il più grande circuito europeo del cibo locale, con oltre 1.200 mercati urbani, 15.000 aziende agricole e circa 15 milioni di consumatori ogni anno, rafforzando il rapporto diretto tra produttori e cittadini. Il ruolo fondamentale della dieta mediterranea per la salute è stato riconosciuto anche a livello internazionale. Il 16 novembre 2010 questo modello alimentare è stato infatti inserito nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea – basata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine di oliva e il tradizionale bicchiere di vino consumati durante pasti regolari – deriva anche dagli studi dello scienziato americano Ancel Keys, che per primo ne evidenziò i benefici dopo aver vissuto per oltre quarant’anni ad Acciaroli, in provincia di Salerno.



































