L’Archivio fotografico di Michele Cioci, di padre in figli Antonio e Gino Cioci, per una sera al centro delle conversazioni nel corso dell’incontro all’Auditorium dell’Oasi “Arcivescovo Francesco Minerva”, organizzato e promosso dall‘Università della Terza Età “Ovidio Gallo” di Canosa di Puglia . Lunedì scorso, hanno preso la parola: il presidente dell’U.T.E. dottor Antonio Cioci per la presentazione dell’ospite,Gino Cioci, suo fratello,fotografo professionista che ha divulgato sul tema“Archivio fotografico Michele Cioci. Tra arte storia, costume, antropologia”. Focus sulle componenti culturali alla base del valore “autentico” ed “originario ” delle fotografie prodotte dallo storico studio fotografico di ritrattistica, a 100 anni dalla sua costituzione, nel contesto del Mezzogiorno d’Italia nella prima metà del XX secolo, allo scopo di favorire riflessioni sul contemporaneo e conoscenza integrata. L’interesse culturale dell’archivio fotografico di Michele Cioci risiede non soltanto nel carattere storico che rappresenta, ma anche nel valore sociologico ed etnoantropologico che la documentazione fotografica è in grado di evocare, assumendo un ruolo di testimonianza/documento insieme pubblico e privato, una sorta di catalizzatore della disponibilità, dell’attenzione, della memoria degli interlocutori, ma anche il tramite per l’apertura verso ulteriori percorsi conoscitivi.
Le fotografie raccontano il cosiddetto “processo di costruzione della famiglia coniugale intima” che si dispiega in Italia tra Ottocento e Novecento, comportando il cambiamento dei rapporti di parentela, le forme e le rappresentazioni di genere e di generazione. L’amore, l’affettività, l’intimità e l’unità familiare diventano il codice in cui la famiglia rappresenta sé stessa, andando a sostituire gradualmente i rapporti di subordinazione legati all’autorità, all’austerità e al distacco della figura paterna. È emblematica la documentazione fotografica del cosiddetto fenomeno di “socializzazione dell’infanzia” ossia l’attenzione da parte della famiglia all’itinerario di crescita dei figli e dunque alle istituzioni per l’educazione, al compimento dei sacramenti (battesimo, comunione, cresima).
L’archivio fotografico di Michele Cioci rappresenta una immensa e preziosa testimonianza storica e culturale, che documenta il lavoro e le trasformazioni sociali nel tempo attraverso immagini uniche ed originali. Gino Cioci ha illustrato con dovizia di particolari l’importanza dell’archivio di suo padre, che include materiali rari come negativi e stereoscopie su vetro, immortalando pose ed atteggiamenti delle persone che appartengono alla storia della comunità locale, capaci di catturare con maestria i dettagli distintivi delle figure umane. L’archivio fotografico di Michele Cioci che ingloba e mostra uno spaccato generazionale e sociale, “la memoria del paese” di notevole interesse e significato, va tutelato e salvaguardato a tutti i livelli per il presente e soprattutto per il futuro.
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