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Ospedale di Canosa: “Mi si nota più se chiudo o non chiudo?”

Gli approfondimenti di Leonardo Cristiano e Cosimo Cataleta

Marzo 4, 2016
in Community
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Canosa: "Si convochi un Consiglio Comunale urgente e congiunto con Trani"
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Ospedale “Caduti in guerra”: le tappe fondamentali
di Leonardo Cristiano

L’annosa questione ospedaliera pugliese presenta una confusa e contorta cronologia. L’Ospedale “Caduti in Guerra” di Canosa di Puglia(BT), precedentemente importante centro ospedaliero della BAT, ha visto i suoi spazi ridursi negli anni, sino ad una profonda trasformazione nell’ultimo Piano di Riordino Ospedaliero della Regione Puglia.Già oggetto di diverse opere di ristrutturazione, le quali sono state pianificate nell’ultimo decennio per l’ampliamento dell’U.O. – Unità Operativa ndr – di Chirurgia, del Pronto Soccorso ed una generale opera di ammodernamento della struttura, per adeguarla alla normativa sulla prevenzione incendi, l’Ospedale subisce una profonda ristrutturazione organizzativa nel 2013. Le delibere n. 130 del 28/01/2013 e n. 160 del 14/02/2013 – integrazione della precedente – ridimensionano l’interno plesso ospedaliero. E’ stata prevista la chiusura delle UU.OO. di Cardiologia, Chirurgia Generale, Ortopedia e Pediatria. Era altresì preposta l’attivazione di: Quattro posti letto tecnici della U.O. di Geriatria per l’Ortogeriatria; Due UU.OO., Recupero e Riattivazione Cardiologica e Lungodegenza.

Un forte ridimensionamento, figlio di una critica restrizione dei fondi. Le pressanti richieste di informazione si sono risolte in comunicati stampa nebulosi, dove emergono le forti difficoltà della politica comunale e provinciale. Nel comunicato stampa del 19/02/2013 del Comune di Canosa di Puglia, il sindaco Ernesto La Salvia ha espresso il suo rammarico per una mancante coesione e sensibilità da parte della politica a livello provinciale sull’argomento: “…Avessimo avuto più di un lustro di tempo per costruire una rete di “solidarietà politica ed istituzionale” capace di determinare quello che tutti avremmo voluto, e cioè un ospedale non depotenziato, o magari ancor più grande, lo avremmo fatto. Chi ci ha preceduto al governo della Città, purtroppo non l’ha fatto…”

In un silenzioso torpore sull’argomento, la Regione Puglia, a seguito delle richieste del Ministero, in ottemperanza delle direttive del Patto di Stabilità, ha redatto il Piano di Riordino ospedaliero regionale. Anche a seguito di bocciature delle prime bozze di piano (il Governo ha richiesto un costo totale del lavoro pari a 1.961 milioni di euro, ovvero il dato del 2004 depurato del 1,4% ndr), l’ultima versione del Piano ha consegnato alla Puglia una rete ospedaliera molto diversa dalla precedente. È prevista, infatti, nel Regolamento Regionale n.14 del 4 Giugno 2015, una totale riconversione di molti plessi ospedalieri, suddivisi in categorie (Ospedale di Base, di Primo e Secondo Livello) e un declassamento di alcuni a Presidi Territoriali di Assistenza (PTA) o Presidi Post-Acuzie (PPA). Le attività di quest’ultimi si discostano dai normali ambiti ospedalieri. L’Ospedale di Canosa rientra proprio in questa ultima categoria, e accoglierà tre nuovi reparti, due ereditati dalle precedenti delibere (Lungodegenza e Riabilitazione Cardiologica) e uno nuovo (Centro per i risvegli). Le reazioni politiche e popolari a tale Piano non sono tardate ad arrivare: in un comunicato stampa del 1 Marzo 2016, successivo alla delibera regionale n.161 del 29/02/2016, il sindaco Ernesto La Salvia sottolinea come sia necessario lo sforzo congiunto di tutte le istituzioni per evitare che un plesso come quello canosino possa venire snaturato dalla sua fondamentale utilità. Dal comunicato stampa del Comune, l’istituzione si fa carico della richiesta del riconoscimento dell’Ospedale “Caduti in Guerra”a presidio in zona disagiata, e, nel caso in cui questa domanda dovesse essere respinta, vengono avanzate le seguenti richieste:
– Centro Risvegli con n. 45 posti letto;
– Lungodegenza con n. 12 posti letto;
– Riabilitazione Cardiologica e Pneumologica con n. 10 posti letto;
– Riabilitazione Funzionale con n. 10 posti letto;

– Il pronto soccorso h24 (visto anche la recentissima e nuovissima location).
Conferma delle attività in DaySurgery e Day Service multidisciplinari, così da utilizzare il blocco operatorio al pieno delle sue possibilità, riducendo le “interminabili” liste di attesa e, di fatto, consentendo le sale operatorie di Andria, Barletta e Bisceglie di essere utilizzate per interventi urgenti e programmati che necessitano di ricovero; Potenziamento degli ambulatori specialistici territoriali. La delibera regionale n. 161, con oggetto il Riordino Ospedaliero della Regione Puglia, datata 29/02/2016, redige un piano completamente diverso dalle richieste del Comune di Canosa di Puglia. Vengono, infatti, assegnati 20 posti letto al Recupero e Riabilitazione funzionale, 10 posti alla Riabilitazione Cardiologica e ulteriori 10 posti alla Riabilitazione Respiratoria. Un Piano ed una situazione generale che la cittadinanza ha avuto non poche difficoltà ad accettare. Attraverso i nuovi canali sociali, su tutti Facebook, sul quale il malcontento generale è comunicato e condiviso, ma anche quelli tradizionali, con gazebo in Piazza Vittorio Veneto ed una manifestazione cittadina, la popolazione canosina ha espresso il suo forte dissenso nei confronti delle scelte della politica.

Canosa: l’ospedale ed il pronto soccorso
di Cosimo Cataleta

La questione dell’ospedale di Canosa di Puglia(BT) richiede, alla luce degli ultimi avvenimenti, la massima chiarezza e comprensibilità. Un necessario ed imprescindibile raccordo tra Istituzioni (Comune, Provincia BT e Regione Puglia) e cittadini, meritevoli di verità non ancora del tutto riscontrate e dai confini tutt’altro che definiti. Basti pensare alle ultime dichiarazioni del sindaco canosino, Ernesto La Salvia: «Il nosocomio ‘Caduti in guerra’, vivrà una vita intermedia che lo condurrà a diventare un ospedale post acuzie». Tradotto: dal recentissimo piano di riordino ospedaliero ad opera della Regione, l’ospedale di Canosa sarà declassato ad ospedale post acuzie, subendo pertanto una riconversione “ad altre attività”. Ecco venir fuori il problema che decreterà questa “fase intermedia”, per dirla con le parole del sindaco: i reparti canosini a disposizione di Andria saranno trasferiti solo quando il Bonomo (l’ospedale andriese n.d.r) avrà a disposizione i posti necessari per farsi carico del declassamento di Canosa. Operazione tutt’altro che semplice, considerati i fili della burocrazia legati alla politica locale e territoriale. E’ vero, l’ospedale non chiuderà: ma, c’è un condizionale pesantissimo, relativo ad esempio alla questione del pronto soccorso. E’ quanto si evince in base al DM 70/2015, ovvero il “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’attività ospedaliera”. Qui, la responsabilità non pare legata alle Istituzioni canosine ma al pasticcio regionale. Afferma infatti La Salvia: «Al momento non ci viene detto nulla sul presidio di emergenza urgenza: se e quando sarà trasformato il Pronto soccorso, lo sapremo nei prossimi giorni, quando il quadro sarà chiaro». A Canosa, non rimane dunque che sollecitare la Regione ad uscire dal bunker burocratese, per fornire chiarezza circa un elemento qualificante: la presenza del pronto soccorso in un Paese di 30.000 abitanti. L’anomalia sanitaria canosina, è persino espressa da “La Repubblica”. Se ne legge il 25 febbraio: «Eppure c’è qualche paradosso. Quale? Basta andare a Canosa di Puglia. Qui l’ospedale è tra quelli elencati nella famosa lista nera eppure è prevista nelle prossime ore l’inaugurazione dei nuovi reparti». Quella che ne è l’evoluzione, è l’annullamento del fatidico taglio del nastro su tali reparti (pronto soccorso, medicina, geriatria), a tre giorni dalla delibera della giunta regionale. Il costo dei tre reparti, come noto, si aggira attorno alla cifra di un milione e mezzo di euro. Ma è tutto terminato dopo la delibera della giunta? A quanto pare no. Secondo il Presidente della Regione, Michele Emiliano, la delibera «passerà per una discussione generale al consiglio regionale, chiamato ad esprimere il proprio parere non vincolante ma autorevole». La partita non è conclusa, ma pesa il silenzio regionale sulla situazione del pronto soccorso a Canosa.

Il DM 70/2015
In relazione al tema pronto soccorso, detto delle parole del Sindaco e delle incertezze regionali, è opportuno prendere in considerazione il decreto ministeriale 70/2015. Posta la distinzione tra ospedali di primo livello, secondo livello e ospedali base, è necessario comprendere se Canosa potrà ancora avere a disposizione un pronto soccorso 24h. Il paragrafo fondamentale è il 9.2 (Rete Ospedaliera dell’ emergenza). La rete si articola su quattro livelli di operatività: il primo fa capo a “Ospedale sede di Pronto Soccorso” (9.2.1). Se ne ricava che: «La funzione di pronto soccorso è prevista per:
Un bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti.Un tempo di percorrenza maggiore di un’ora dal centro dell’abitato al DEA di riferimento (Dipartimento di Emergenza ed Accettazione). Un numero di accessi annuo superiore a 20.000 unità»Il punto termina con la seguente disposizione: «Può essere prevista la funzione del pronto soccorso, in presidi ospedalieri di aree disagiate (zone montane, isole) anche con un numero di abitanti di riferimento inferiore a 80.000 abitanti». Domanda: Canosa è considerabile zona montana? Pare di no, ma al momento non vi sono chiarimenti a riguardo. O ancora, può essere considerata “presidio ospedaliero in zone particolarmente disagiate”(paragrafo seguente del decreto: 9.2.2)? Il punto sembra essere qualificante, perché è su queste fattispecie che l’Amministrazione comunale sarà chiamata a fare leva.

Il paragrafo 9.2.2 (Presidio ospedaliero in zone particolarmente disagiate) e l’ospedale di Lucera. La grande autoproclamata vittoria del Presidente Emiliano muove dalla “salvezza” dell’ospedale di Lucera, evitandone la sua riconversione assieme ad altri otto ospedali previsti (tra cui appunto Canosa). L’ospedale di Lucera avrà infatti, un trattamento “specializzato” a causa di un regime tipico delle zone disagiate, secondo Emiliano, «in funzione della particolare struttura dei monti Dauni, che necessita di un pronto soccorso che non poteva essere allontanato molto dai luoghi di residenza dei cittadini». Il quesito, sorge spontaneo: che ne è allora della criticità del territorio canosino, in considerazione della contemporanea prevista riconversione per l’ospedale di Trani e delle note difficoltà nei territori di Minervino e Spinazzola? E’ quanto rimarcato in un documento del sindaco di Canosa, condiviso dalla “Conferenza dei sindaci” della provincia BAT. Eccone alcuni riferimenti: «L’allegato 1 al DM 70/2015, al capitolo 9.2.2, regolamenta i presidi ospedalieri di aree particolarmente disagiate: sembra la descrizione di quanto attualmente presente a Canosa di Puglia». La richiesta finale del documento, è quella di lasciare a Canosa i suoi posti letto in riferimento al territorio disagiato di Canosa, Minervino e Spinazzola. Poche dunque le certezze. Una potrebbe invece essere configurabile: vi è un indubbio declassamento della provincia BAT rispetto ad esempio alla provincia di Foggia, dove Lucera resta salva e il Tatarella di Cerignola mantiene intatte le proprie funzioni e qualificazioni. Quali sono le cause di tutto questo? Debolezza delle istituzioni locali? Mancanza di un peso specifico all’interno dei tavoli che contano, ovvero quelli regionali? O semplicemente una provincia allo sbando, considerate le dimissioni del 27 febbraio del Presidente Spina? Qui abbiamo un’altra certezza: la sempre contestuale attività del Presidente della Provincia di turno rispetto alla contemporanea carica di sindaco dalla fondazione della provincia, il confusionario trasformismo politico (si veda il caso Bisceglie) e il Ddl Delrio di riordino delle province, teso verso una progressiva cancellazione delle stesse (in particolar modo di quelle con minor numero di abitanti).

 

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