C’è un filo invisibile ma robustissimo che lega le antiche spighe di grano arso e l’oro verde delle campagne canosine alle più moderne frontiere della cittadinanza digitale. È il percorso tracciato dagli studenti scuola secondaria di primo grado Bovio – Marconi dell’I.C. “Marconi – Carella – Losito – Bovio” di Canosa di Puglia nell’ambito del progetto “History & Tradition: Note e Colori”, culminato nell’evento del 22 maggio scorso. Una giornata che passerà agli annali della scuola per la grande festa scolastica, che ha animato la sede storica della Bovio, dove non è passato inosservato il focus sullo straordinario laboratorio di innovazione didattica che ha preso vita nelle aule, capace di proiettare l’identità locale su una ribalta globale attraverso la rete. L’incipit che ha animato il progetto: “Spesso ci si interroga quale sia la chiave corretta per avvicinare le nuove generazioni alla storia e alle tradizioni del proprio territorio.” La risposta della scuola canosina è immediata su un portale online: il blog “Sognatori Canosini” (disponibile all’indirizzo https://sognatoricanosini.blogspot.com/). In questo spazio virtuale, una sezione interamente dedicata ai PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) porta la firma esclusiva degli alunni della classe 2B, coordinati dal Professor Antonio Annese, docente di italiano . Gli studenti si sono trasformati in veri e propri divulgatori culturali: hanno condotto ricerche approfondite per riscoprire le radici della gastronomia locale, concentrandosi non solo sull’Olio EVO, ma su un ricco paniere di eccellenze canosine. Tra le pagine del blog spiccano tra gli altri, gli “Strascinati di grano arso”, ufficialmente riconosciuti come PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale): “pasta fresca simile all’orecchietta che nasce dall’abile gesto manuale di trascinare l’impasto con tre dita, lasciando un lato liscio e uno rugoso.” A questi si aggiunge l’antico Pane a prosciutto (Pène a Presùtte), tipico casereccio che unisce farina comune a quella di grano spigolato nelle ristoppie bruciate. E’ divenuto “famoso” per i due colori all’ interno che nella forma rievocano il prosciutto tanto desiderato dalle classi meno abbienti. Non manca la sezione dolciaria con la Sfogliatella “sfegghjète” di Canosa di Puglia, una prelibatezza al vino bianco sapientemente farcita e modellata a forma di rosa, e “Li ’mbriachidde” , una variante del tarallo al vino che si distingue per l’uso esclusivo dell’Ubbriachiello, da un vitigno storico locale che dona all’impasto un aroma unico e inconfondibile. I dati storici di questi prodotti sono stati così rielaborati e tradotti in articoli fluidi, restituendo alla comunità la memoria di produzioni che il MASAF definisce come un patrimonio culturale diffuso, espressione di saperi tramandati nel tempo.
Ciò che ha reso l’operazione editoriale della 2B un vero modello didattico è stato l’intreccio tra la riscoperta dei PAT e l’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale, affrontato all’interno di un modulo strutturato sulla Cittadinanza digitale. Lontani da ogni logica di passivo “copia e incolla”, gli studenti hanno utilizzato l’IA in modo critico, piegando la tecnologia alle esigenze della ricerca storica e della scrittura per il web. “L’algoritmo è diventato un alleato per coniugare le informazioni, strutturare i testi in modo accattivante e ottimizzare i contenuti, dimostrando come il digitale possa valorizzare l’antico anziché cancellarlo.” Questo viaggio tecnologico ha poi attivato un’autentica alleanza multilingue, dimostrando come la scuola sappia abbattere non solo le barriere generazionali, ma anche quelle tra le diverse classi dell’istituto. Per dare “un respiro internazionale alle specialità eno-gastronomiche di Canosa di Puglia, è entrata in gioco una proficua sinergia con le docenti di lingue straniere, le professoresse Imma Nuovo, Mariangela Fortunato e Milena Di Gennaro.”Gli approfondimenti sui PAT come è stato riferito durante la presentazione sono stati scritti “originariamente dalla 2B e poi sono stati affidati ad altri studenti delle due scuole, che ne hanno curato la traduzione in inglese, francese e spagnolo. Il risultato è un ecosistema digitale in cui la cucina italiana – già patrimonio immateriale UNESCO – diventa un biglietto da visita internazionale per il turismo e la cultura del territorio.” I visitatori che nel corso della mostra hanno scansionato i QR code presenti sui pannelli espositivi si sono trovati davanti a un risultato concreto: non un semplice esercizio scolastico, ma una finestra sul futuro in cui la tradizione locale parla le lingue del mondo attraverso la lente della tecnologia consapevole.
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