Oltre il 75% delle colture alimentari dipende dall’impollinazione delle api e in Puglia ci sono quasi 32mila alveari e oltre 13mila sciami indispensabili per garantire biodiversità, produzioni agricole e qualità del cibo. A dirlo è Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata mondiale delle api che si celebra il 20 maggio, richiamando l’attenzione sul ruolo strategico degli impollinatori per l’ambiente e per l’agricoltura regionale, in un contesto segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e sulla produzione agricola. Secondo la FAO, oltre tre colture alimentari su quattro dipendono almeno in parte dall’impollinazione e in una regione agricola come la Puglia riguarda direttamente ortaggi, frutta, mandorli, ciliegi, colture sementiere e produzioni spontanee. Quando diminuiscono gli impollinatori, infatti, il problema non riguarda soltanto il miele, ma l’intero equilibrio agricolo, economico e ambientale del territorio. La produzione media di miele in Puglia si attesta mediamente sui 14 chilogrammi per alveare, con le colonie sempre più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici e fioriture alterate.
Ma dalla ricerca scientifica arriva anche una nuova possibilità per monitorare la salute delle api senza interferire con l’attività delle arnie. Grazie all’analisi del Dna presente nel miele è possibile controllare lo stato sanitario delle colonie in modo non invasivo. A evidenziarlo sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One, condotto dai ricercatori del CREA Agricoltura e Ambiente nell’ambito di due progetti europei.
Tradizionalmente il monitoraggio dei patogeni richiedeva il campionamento diretto delle api, con pratiche invasive che comportavano la raccolta di numerosi esemplari. Lo studio dimostra invece come le tecniche molecolari basate sull’analisi di Dna e Rna ambientali possano utilizzare il miele come bioindicatore affidabile dello stato di salute delle colonie. L’analisi di 679 campioni italiani ha rilevato otto diversi patogeni nel 97,5% dei casi, consentendo di valutarne diffusione, carico e presenza nelle diverse aree geografiche e tipologie di miele.
In Puglia operano 1.070 aziende apistiche e la produzione è tra le più variegate d’Italia – segnala Coldiretti Puglia – dal miele di mandorlo e agrumi fino a rosmarino, timo, fiordaliso, sulla, eucalipto, coriandolo, trifoglio e millefiori. Cresce inoltre la presenza di donne e giovani imprenditori alla guida delle aziende del comparto. Il miele pugliese non è soltanto un alimento ma una vera sentinella ambientale, capace di raccontare lo stato di salute della biodiversità regionale, un patrimonio che oggi deve fare i conti anche con la crescente pressione del miele importato da Paesi extra UE, prodotto spesso con costi inferiori e standard differenti rispetto a quelli italiani, con il rischio di penalizzare le produzioni locali soprattutto negli anni segnati dagli effetti del cambiamento climatico.

































