Per difendere la salute, i diritti e la dignità dei bambini occorre dire basta ai prodotti ottenuti attraverso lo sfruttamento minorile, quando nel mondo sono ancora 138 milioni i minori tra i 5 e i 17 anni coinvolti nel lavoro minorile e ben il 61% di essi, pari a circa 84 milioni di bambini, è impiegato in agricoltura. È l’appello lanciato da Coldiretti Puglia in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile che si celebra il 12 giugno, sulla base delle più recenti stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e dell’UNICEF. L’agricoltura si conferma il settore maggiormente interessato dal fenomeno, con milioni di bambini impiegati nei campi, negli allevamenti, nella pesca e nelle attività agricole di sussistenza, spesso privati del diritto all’istruzione e a un’infanzia libera e sicura – dice Coldiretti Puglia – un’emergenza che riguarda molte aree del pianeta e che si intreccia con le grandi filiere agroalimentari internazionali.
Esistono forme più subdole di sfruttamento che incidono pesantemente sul sistema agricolo, come il cosiddetto caporalato bianco – denuncia Coldiretti Puglia – legato all’importazione di prodotti ottenuti all’estero attraverso condizioni di lavoro inaccettabili, spesso prive delle garanzie sociali e ambientali richieste alle imprese italiane, che finiscono per fare concorrenza sleale alle nostre produzioni. Sono numerosi, infatti, i prodotti alimentari che arrivano sui mercati mondiali e che, secondo le denunce e le analisi internazionali sul lavoro minorile, provengono da Paesi dove persistono forme di sfruttamento dei minori dalle nocciole turche al riso asiatico, dalle banane sudamericane ai fagioli messicani, fino a pomodori, fragole e prodotti della pesca provenienti da diverse aree del mondo, si tratta di produzioni che pongono interrogativi etici sempre più rilevanti per consumatori e istituzioni.
Prodotti che, in alcuni casi, possono essere successivamente lavorati e commercializzati sfruttando le attuali regole doganali, rendendo difficile per i cittadini conoscere l’effettiva origine e le condizioni sociali nelle quali sono stati realizzati. Per questo Coldiretti continua a chiedere con forza l’applicazione del principio di reciprocità negli scambi internazionali, affinché tutti i prodotti importati rispettino gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani ed europei sul piano della tutela dei lavoratori, dei diritti dei minori, della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale, perché dietro ogni prodotto deve esserci una filiera trasparente e responsabile, capace di garantire il rispetto dei diritti umani e della dignità del lavoro.
Per Coldiretti è inoltre necessario sostenere i sistemi alimentari fondati sull’agricoltura familiare e sulle filiere corte, strumenti fondamentali per creare reddito, occupazione e sviluppo sostenibile nelle comunità rurali. In questa direzione si inserisce l’impegno della World Farmers Markets Coalition per rafforzare i mercati contadini e favorire modelli agricoli più equi e inclusivi. Nata da un progetto all’interno della Fao Food Coalition, su iniziativa di Coldiretti e Campagna Amica, oggi la Wfmc rappresenta più di 100 associazioni, 330.000 famiglie di agricoltori e oltre 400 milioni di consumatori.



































