Un trattore categoria T1b si presenta all’UMC di Forlì-Cesena, sezione di Ravenna. Protocollo avviato, esito: REGOLARE. Prossima revisione: maggio 2028. Undici anni dopo l’introduzione dell’obbligo, la revisione almeno di un trattore agricolo veloce si è fatta. Sul serio. Per la prima volta in Italia con documentazione ufficiale. In un quadro ancora difficile, con molti uffici territoriali della Motorizzazione fermi o riluttanti, l’UMC di Forlì-Cesena ha dimostrato che si può fare. Il controllo tecnico è stato condotto nel rispetto del protocollo previsto dal D.D. 494/2025. La revisione è passata, il certificato è rilasciato. È un fatto, non una promessa: la prova che il sistema, dove funziona, funziona bene. Il merito non è solo dell’ufficio ravennate, ma anche di chi — come APIMAI Ravenna e le imprese associate — si è presentato preparato, con i documenti in ordine, senza aspettare ulteriori rinvii. E a quel primo trattore, come sottolinea il direttore di APIMAI Roberto Scozzoli, ne sono seguiti e ne seguiranno altri: «Il sistema funziona quando gli si consente di farlo. Ravenna lo dimostra, qui la macchina è partita: ufficio attrezzato, protocollo rispettato, revisione completata. Ora non ci sono più argomenti tecnici per non procedere ovunque: restano solo resistenze organizzative, che vanno rimosse».
Ma la farsa, altrove, continua. Quello che ha funzionato in Romagna resta l’eccezione. In altre regioni i paletti restano: prenotazioni non accettate, procedure bloccate, associazioni provinciali di contoterzisti agromeccanici impossibilitate a gestire le pratiche per conto degli associati nonostante dispongano già di tutti i dati necessari. Si pretende invece che tutto arrivi in ordine sparso dalle agenzie private di pratiche automobilistiche: logiche lontane da qualunque principio di efficienza e di servizio al cittadino.
La proroga non è necessaria: basta prenotare. Vale la pena chiarirlo senza ambiguità, come ribadisce Roberto Scozzoli: chi ha già prenotato la revisione tramite il modello TT 2100 e ha versato gli oneri previsti è in regola e può continuare a circolare con il proprio trattore fino alla data fissata per il controllo, anche se successiva al 30 giugno 2026. Lo stabilisce la normativa vigente. Sul piano tecnico-giuridico non c’è dunque alcuna necessità di proroga per chi si sia già attivato. Il problema reale è un altro: troppi uffici non accettano ancora le prenotazioni, rendendo di fatto impossibile adempiere all’obbligo. Se una proroga arriverà, sarà la conseguenza di questa inadempienza burocratica, non di un difetto della norma.
La posta in gioco è altissima. Dietro circolari e decreti ci sono vite umane. Ogni anno che passa senza revisione generalizzata è un anno in cui trattori senza cintura, senza rollbar adeguati, senza freni a norma continuano a girare nei campi e sulle strade: 120 morti all’anno, un numero che non è cambiato dagli anni Novanta. Va detto che oggi l’obbligo riguarda i soli trattori veloci — immatricolati dopo il 2016, quindi tutti già dotati di sistemi di sicurezza moderni. Ma avviare la revisione su questa categoria è il primo passo necessario: una volta che tutti gli UMC saranno operativi, la strada sarà aperta anche per i mezzi più obsoleti, quelli dove il rischio è davvero più alto. La revisione è uno strumento di civiltà, prima che di burocrazia.
«Diciamo “si può fare” con la stessa determinazione di chi non ha mai smesso di crederci. La revisione a Ravenna — alla quale ne sono seguite altre — è il modello da estendere a tutto il territorio. Lo dobbiamo agli imprenditori agromeccanici, agli agricoltori e a chi ogni anno non torna a casa dal lavoro. Chiediamo al Ministero di non perdere il momento: si garantisca ovunque la possibilità concreta di adempiere a un obbligo di legge», conclude Aproniano Tassinari, Presidente UNCAI.


































