Le note del violino del M° Lucia Somma hanno fatto da colonna sonora al dibattito sul tema “Dal grano al grano arso: dalla storia della fame al piacere del palato”, a cura dell’Accademia del Grano Arso, presieduta da Nunzio Margiotta, nell’ambito delle celebrazioni per la“Madonna della Fonte, Primizia dell’Umanità” che si è tenuto nella serata dello scorso 12 aprile a Canosa di Puglia. Il sagrato della Cattedrale di San Sabino ha ospitato i relatori sull’ interessante incontro presentato da Cosmanna Ardillo con gli interventi: di Mons. Felice Bacco, di Titti Quagliarella presidente IDAC; di Nunzio Margiotta, presidente dell’Accademia del Grano Arso, e dei relatori Alfonso Germinario(agronomo) e della dottoressa Antonia Sinesi(consigliera comunale). “Un’occasione per riflettere sul valore etico del cibo e sulla capacità del territorio di Canosa di custodire, tra le pieghe del tempo e della terra, storie di riscatto e di inimitabile sapore.” Esordisce così l’agronomo Alfonso Germinario che ha esplorato le radici profonde della tradizione cerealicola locale ripercorrendo “il ruolo centrale di Canosa come granaio dell’impero’, che dalle epigrafi rinvenute, già in età romana si regolava l’annona cittadina. Attraverso l’analisi di reperti archeologici come le fosse granarie e le macine antiche, viene ricostruita un’economia del grano che ha sfidato i secoli.” Il focus centrale ha riguardato “ il grano arso, oggi prezioso ingrediente gourmet, nato storicamente da una condizione di estrema indigenza. Documenti inediti e cronache d’epoca rivelano una realtà cruda: quella dei ‘mietitori stagionali’ e della spigolatura forzata, dove il fuoco delle stoppie non era solo una pratica agricola, ma spesso un atto di ribellione sociale per il recupero dei chicchi residui, descritto nelle inchieste dell’Ottocento come una ‘tendenza vandalica’ dettata dalla necessità. Il grano arso non è solo una ricetta, – conclude Germinario – è un monumento alla resilienza del popolo canosino. È la testimonianza di come una comunità abbia saputo trasformare la cenere della privazione nel patrimonio d’identità.”
Mentre, la dottoressa Antonia Sinesi con entusiasmo esprime la sua partecipazione come relatore al dibattito sul grano arso, a margine della festa della Madonna della Fonte: “E’ stato per me un momento carico di emozione e memoria. Parlare dei nostri PAT, dello strascinato di grano arso e del pane a prosciutto non è solo raccontare tradizioni, ma accarezzare le radici della nostra terra, custodirle con amore e lasciarle vivere nel tempo. E poi il pensiero si fa più intimo e profondo, tornando a mio padre: devoto alla Madonna, uomo di tradizione e di cuore. Durante la festa esponeva con orgoglio i suoi carretti in miniatura, fedeli agli originali, piccoli capolavori che raccontavano la vita, la fatica e la bellezza di un mondo che non deve essere dimenticato. Sentirlo così vicino, proprio qui, sotto lo sguardo della Madonna della Fonte, rende tutto incredibilmente più autentico, più vero, profondamente bello. Perché certe presenze non ci lasciano mai davvero: continuano a vivere nei gesti, nei ricordi – conclude Sinesi – e in ogni tradizione che scegliamo di custodire con amore.”
Tra i momenti salienti dell’incontro la recitazione delle poesie in dialetto a tema con Maria Antonietta Chiancone e Fernando Forino esaltando il grano arso simbolo della civiltà contadina e della gastronomia rurale, un’eccellenza del territorio che unisce tradizione ed innovazione e qualità. A tutti gli intervenuti all’incontro sono giunte le congratulazioni del presidente dell’IDAC (Imprenditori di Arte e Cultura) Titti Quagliarella che ha ringraziato i collaboratori : parrocchia della Cattedrale San Sabino, Rotary, FIDAPA,MU.VE., Comitato Feste Patronali, Associazione Madonna della Fonte, Accademia del Grano Arso, Pro Loco, FAC, i rappresentanti delle aziende che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento e l’Amministrazione Comunale per il patrocinio. “Negli ultimi anni abbiamo approfondito argomenti riguardanti i prodotti i del territorio, dal nero di Troia all’olio EVO ed altre tipicità dell’agro di Canosa di Puglia. Quest’anno abbiamo dato risalto al grano arso – conclude Quagliarella – una risorsa autentica della nostra gastronomia attraverso le sue declinazioni a tavola come gli strascinati, pane a prosciutto, focacce, taralli e dessert, che vanno maggiormente promosse e valorizzate, anche attraverso incontri e dibattiti che l’IDAC organizza in quest’ottica” . Il grano arso è un patrimonio gastronomico di eccellenza che rappresenta il territorio e la sua storia, mantenendo vive le tradizioni culinarie locali, a testimonianza di valori, di memorie ed usanze da tramandare alle giovani generazioni.
Credit fotografico Savino Mazzarella




































