Il 24 maggio 2026, ricorrono 108 anni dalla fine della 1^ Guerra Mondiale anniversario importante per la storia d’Italia e soprattutto per la storia degli italiani dell’Adriatico Orientale, istriani, fiumani e dalmati e per il loro contributo al compimento del processo risorgimentale. Infatti l’unità nazionale non fu raggiunta con la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 ma in momenti successivi ovvero nel 1866 con l’annessione del Veneto e del Friuli centro-occidentale, nel 1870 con l’annessione di Roma e del Lazio ed infine nel 1918 con la redenzione della Venezia Giulia e del Trentino. E’ proprio su questo ultimo aspetto che voglio ricordare il contributo dato dagli istriani in quanto testimone diretto di tradizione famigliare ed autore del libro “Il Piave mormoro’…La Grande Guerra” che voglio riproporre attraverso uno studio riguardante la storia ed i fatti del popolo istriano non solo di guerra, ma soprattutto delle sofferenze della vita quotidiana vissuta nei campi di internamento in Austria in conseguenza degli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale L’internamento degli istriani, fiumani e dalmati di nazionalità italiana sospettati di “intelligenza” con il possibile nemico, circa 60.000 persone, di ogni sesso ed età. Tra la Stiria, la Boemia, l’Ungheria. Infatti i miei nonni materni con i miei zii e mia madre di nazionalità italiana, furono internati in lager dell’impero austroungarico con permanenza in Ungheria, prima ed in Stiria subito dopo dove passarono anni di sofferenze nel campo di Wagna e nel 1918 superstiti fecero ritorno alla loro casa di Dignano d’Istria. La mia famiglia materna è stato un costante punto di riferimento come ispiratrice di virtu’ civili di spirito di tolleranza, di convivenza e di grande amore per la madrepatria italiana trasmesso al sottoscritto. Questa pagina di storia è stata da me descritta nei dettagli nel libro scritto a quattro mani con la giornalista Giuliana Donorà: “Il Piave mormorò…La Grande Guerra”. Un capitolo interessante è quello dedicato alla musica ed ai canti concentrazionari dei lager austroungarici in particolare in quello di Wagna durante la prima guerra mondiale assente in quasi tutta la bibliografia riguardantela musica dei campi lager austroungarici della Grande Guerra. Tre sono i canti (parole e musica) concentrazionari che ho pubblicato sul libro e cioè: “A WAGNA A LE BARACHE”, “LE FANCIULLE DI LIEBNITZ”, LE FIOLE DE WAGNA”. In questi canti emerge l’ironia che maschera il dolore e la nostalgia per una vita normale nel paese natio sottolineando alcuni aspetti della quotidianità nel campo austriaco. Per concludere: ho voluto ricordare con questo breve spaccato storico, regioni e luoghi che fanno parte della memoria della nazione e dove si sono svolti avvenimenti e sono vissuti italiani che hanno fatto parte del territorio dello Stato.
Cav. Dott. Giuseppe Dicuonzo Sansa
Esule da Pola di 1^ generazione
Scrittore e storico delle terre del Nord-Est
Consigliere della Biblioteca dalmatica digitale mondiale
Socio ANIOC



































